Page 359 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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appartenuto al SIM fascista e a tutti i Servizi informativi delle Forze Armate, pri-
ma del 25 luglio, dall’Ufficio ‘I’ dell’Esercito e quindi anche di coloro che erano
stati nel SID repubblicano e successivamente accettati nel Battaglione 808° CS.
Occorreva chiedere alle autorità italiane: a) di nominare il personale con l’ap-
provazione degli alleati; b) di redigere una lista delle persone che aveva operato
nell’intelligence prima del 25 luglio 1943; c) di prendere nota che quelle perso-
ne non potevano essere accettate e che quindi dovevano essere forniti dei nomi
sostitutivi; potevano invece essere nominati coloro che avevano fino a quel mo-
mento lavorato nell’Italian Army Intelligence (I.A.I.), cioè l’Ufficio ‘I’, alla data
del ritiro degli alleati; d) di dare la lista del personale ex-SIM che era integrato
nell’intelligence italiana e ordinare il loro rientro ai reparti di provenienza, in una
data da concordare, ma sempre prima del ritiro delle truppe alleate.
Gli stessi anglo-americani notavano che a quel punto la maggioranza di tut-
ti quelli che erano stati nel controspionaggio fino allora non avrebbero potuto,
con quelle regole, essere integrati nel nuovo Servizio italiano; pragmaticamente
si rendevano conto che dopo il loro ritiro, non sarebbe stato possibile imporre le
condizioni sopra descritte. Le alternative potevano essere: a) di giustificare l’im-
piego continuato di personale SIM nell’intelligence italiana post 25 luglio 1943
dimostrando la lealtà con la quale quel personale aveva collaborato con gli Alleati
nella causa comune contro il nazionalsocialismo e il fascismo; b) di sottomettere
preventivamente la lista al Comitato per l’Epurazione per averne una eventuale di-
chiarazione di non punibilità; e di dare istruzioni alle autorità italiane di nominare
solo coloro che avessero ricevuto tale dichiarazione dal Comitato.
Le considerazioni finali, rispetto a quanto avanzato nel memorandum, erano
lucide: non era certamente facile ottenere quello che rappresentava il nocciolo
della questione e cioè non avere ‘fascisti’ nel nuovo Servizio, affinché fosse to-
talmente fedele al Governo italiano e agli alleati, visto che coloro che erano più
esperti del settore avevano operato sotto il regime; sebbene fosse politicamente
meno soddisfacente, il comportamento più interessante, ai fini operativi, era chie-
dere che il nuovo personale fosse approvato dagli Alleati. Le altre richieste, molto
più corrette, da un punto di vista politico, probabilmente però avrebbero richiesto
molto tempo per essere portate a compimento.
Il senso di questo documento è molto chiaro: nei corridoi dell’AFHQ in fondo
la diffidenza verso gli italiani era ancora diffusa, pur rendendosi conto finalmente
di due aspetti importanti: il primo era che molto personale dell’intelligence italia-
na aveva collaborato in modo egregio, specialmente per il controspionaggio ma
questo era a conoscenza più dei gruppi operativi (Special Force, ad esempio) che
dei militari burocrati; il secondo, che era prossimo l’abbandono del territorio e la
piena sovranità resa all’Italia…ragion per cui ordini e istruzioni dati dagli Alleati
potevano, o non potevano, essere presi in seria considerazione o eseguiti.
Comunque questo memorandum era ormai completamente decaduto nel gen-

