Page 120 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           Joint and combined operations
           in the history of warfare



           Antonio CoPPolA




                 uongiorno, sono il Colonnello Antonio COPPOLA, Direttore del Centro Opera-
           B tivo del Comando di vertice Interforze, in Roma. Con questo breve intervento mi
           ripropongo di sintetizzare quello che è stato l’impegno italiano in Afghanistan nell’am-
           bito dell’International Security Assistance Force (ISAF).
           Eviterò di declinare freddi dati numerici. Piuttosto, proverò a condividere con voi il
           processo attraverso il quale si è sviluppato, maturando, l’apporto dell’Italia alla ISAF.
              Dal punto di vista concettuale, l’impiego della forza militare è conseguente a una
           situazione manifesta di rischio per la sicurezza, o di grave minaccia per gli interessi
           vitali di un Paese.
              Ebbene, dopo i sanguinosi attacchi suicidi alle torri gemelle, fatti che sono stati intrisi
           di una efferatezza inimmaginabile nei tempi moderni, l’intera comunità internazionale,
           profondamente turbata dagli eventi, prescindendo da qualsiasi precedente posizione di
           parte ritenne di non potersi esimere dal pronunciare il proprio sdegno e manifestare so-
           lidarietà verso il popolo americano.
              Fu aperto un intenso dibattito sul cosa fare e avviate le conseguenti iniziative di po-
           litica internazionale.
              Dal punto di vista militare, quando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ra-
           tificò la risoluzione n.1386, con la quale veniva autorizzato il dispiegamento nella città
           di KABUL e nelle aree limitrofe di una forza multinazionale denominata “International
           Security Assistance Force” (ISAF), era il 20 dicembre 2001, e le forze armate statuni-
           tensi, affiancate da una cospicua componente britannica, avevano già lanciato la loro
           controffensiva al terrorismo con l’operazione “enduring freedom”.
              L’Italia, come tanti altri paesi contributori, fornì la propria disponibilità senza tenten-
           namenti, con il chiaro intento di collaborare alla neutralizzazione del network terroristi-
           co e alla liberazione dell’Afghanistan dall’oppressivo regime talebano.
              Da quel momento, il Tricolore verde, bianco e rosso ha sventolato in tutte le fasi della
           missione, assolvendo un ruolo rilevantissimo, in particolare per la stabilizzazione del
           paese e per la transizione della responsabilità alle forze di sicurezza afghane, che con un
           pizzico di orgoglio, devo dire, non hanno mai mancato di riconoscere la professionalità,
           la disponibilità e la vicinanza del soldato italiano. Questo mi consta personalmente, non
           tanto per l’incarico che oggi ricopro, quanto piuttosto per essere stato per un lungo pe-
           riodo il consigliere del Comandante del 207° C.A. Afghano e, in un secondo momento,
           anche il consigliere del generale coordinatore delle forze di sicurezza afghane schierate
           nella regione ovest.

              Dopo questo antefatto, un brevissimo inciso di carattere storico sociale può essere
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