Page 120 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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760 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
Joint and combined operations
in the history of warfare
Antonio CoPPolA
uongiorno, sono il Colonnello Antonio COPPOLA, Direttore del Centro Opera-
B tivo del Comando di vertice Interforze, in Roma. Con questo breve intervento mi
ripropongo di sintetizzare quello che è stato l’impegno italiano in Afghanistan nell’am-
bito dell’International Security Assistance Force (ISAF).
Eviterò di declinare freddi dati numerici. Piuttosto, proverò a condividere con voi il
processo attraverso il quale si è sviluppato, maturando, l’apporto dell’Italia alla ISAF.
Dal punto di vista concettuale, l’impiego della forza militare è conseguente a una
situazione manifesta di rischio per la sicurezza, o di grave minaccia per gli interessi
vitali di un Paese.
Ebbene, dopo i sanguinosi attacchi suicidi alle torri gemelle, fatti che sono stati intrisi
di una efferatezza inimmaginabile nei tempi moderni, l’intera comunità internazionale,
profondamente turbata dagli eventi, prescindendo da qualsiasi precedente posizione di
parte ritenne di non potersi esimere dal pronunciare il proprio sdegno e manifestare so-
lidarietà verso il popolo americano.
Fu aperto un intenso dibattito sul cosa fare e avviate le conseguenti iniziative di po-
litica internazionale.
Dal punto di vista militare, quando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ra-
tificò la risoluzione n.1386, con la quale veniva autorizzato il dispiegamento nella città
di KABUL e nelle aree limitrofe di una forza multinazionale denominata “International
Security Assistance Force” (ISAF), era il 20 dicembre 2001, e le forze armate statuni-
tensi, affiancate da una cospicua componente britannica, avevano già lanciato la loro
controffensiva al terrorismo con l’operazione “enduring freedom”.
L’Italia, come tanti altri paesi contributori, fornì la propria disponibilità senza tenten-
namenti, con il chiaro intento di collaborare alla neutralizzazione del network terroristi-
co e alla liberazione dell’Afghanistan dall’oppressivo regime talebano.
Da quel momento, il Tricolore verde, bianco e rosso ha sventolato in tutte le fasi della
missione, assolvendo un ruolo rilevantissimo, in particolare per la stabilizzazione del
paese e per la transizione della responsabilità alle forze di sicurezza afghane, che con un
pizzico di orgoglio, devo dire, non hanno mai mancato di riconoscere la professionalità,
la disponibilità e la vicinanza del soldato italiano. Questo mi consta personalmente, non
tanto per l’incarico che oggi ricopro, quanto piuttosto per essere stato per un lungo pe-
riodo il consigliere del Comandante del 207° C.A. Afghano e, in un secondo momento,
anche il consigliere del generale coordinatore delle forze di sicurezza afghane schierate
nella regione ovest.
Dopo questo antefatto, un brevissimo inciso di carattere storico sociale può essere

