Page 121 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          utile per connotare meglio la situazione interna all’Afghanistan: uno stato dalla storia
          turbolenta, che negli anni novanta si presentava frastornato da un lungo periodo di insta-
          bilità, sfibrato dalla disomogeneità delle etnie e dalla geografia del territorio, stremato
          dalla guerra contro i sovietici.
             La milizia fondamentalista islamica dei Talebani, su quel tessuto politico e sociale,
          non aveva faticato molto ad imporsi, applicando la Sharia nella sua forma più rigida,
          propagandando una bellicosa avversità alla cultura occidentale e alimentando le orga-
          nizzazioni terroristiche di matrice islamica, tra le quali la rete di Al-Qaida, guidata da
          Osama bin Laden, comprovato artefice, tra gli altri, del malvagio attentato dell’11 set-
          tembre.
             Al-Qaida aveva infatti impiantato in Afghanistan numerosi campi per l’addestramen-
          to di quelle milizie con le quali, negli stessi anni novanta, aveva già colpito gli Stati
          Uniti con gli attentati alle ambasciate di Kenia e Tanzania.
             In sintesi, era giunto il momento di interrompere la deriva autoritaria del regime ta-
          lebano, prima che in Afghanistan il senso comune di nazione e di popolo potesse essere
          drasticamente compromesso, a vantaggio dell’impero del male.
             E’ questa la situazione in cui si materializza l’intervento americano lanciato il 7 ot-
          tobre 2001 con l’inizio dei bombardamenti, seguiti già il 20 di ottobre dall’aviolancio
          delle prime forze paracadutiste, con le quali si provvide all’allontanamento dei talebani
          dai centri di gestione della vita pubblica e all’affermazione di Karzai (22 dic. 2011)
          come capo del governo provvisorio.
             Era il mese in cui, con riferimento agli accordi di Bonn (5 dic. 2011), la cosiddet-
          ta Amministrazione ad interim dell’Afghanistan e l’International Security Assistance
          Force convenivano di collaborare nel rispetto della risoluzione 1386 del Consiglio di
          Sicurezza delle Nazioni Unite.
             In particolare, l’Amministrazione ad interim si proponeva di cooperare con la comu-
          nità internazionale per combattere il terrorismo, la droga e il crimine organizzato, garan-
          tendo nel paese il rispetto delle leggi internazionali e relazioni pacifiche con le nazioni
          confinanti e con il resto della comunità internazionale.
             L’ISAF avrebbe da parte sua assistito l’Amministrazione ad interim nello sviluppo
          delle strutture organizzative di sicurezza; nella ricostruzione; nella identificazione de-
          gli obiettivi addestrativi e nell’assistenza all’assolvimento dei compiti delle costituende
          forze di sicurezza, garantendo il rispetto delle sensibilità religiose, etniche e culturali
          locali.
             Qui entra in gioco la coalizione: le prime forze ISAF sono state dispiegate il 04 gen-
          naio 2002, con un contingente internazionale a guida britannica. Dagli obiettivi cui ab-
          biamo appena fatto cenno, emerge chiaramente che le forze ISAF non sarebbero andate
          a sostituire la Task Force Counter Terrorism (Operazione Enduring Freedom – OEF) a
          guida statunitense, che rimaneva contemporaneamente schierata.
             L’Italia, determinata nella condanna dei crudeli attacchi terroristici, nel marzo 2003
          immise in OEF un proprio contingente (Task Force “NIBBIO”), con mandato di 6 mesi,
          per sostenere il grande sforzo iniziale, assolvendo compiti di controllo del territorio
          nella provincia orientale di PAKTIA, al confine con il PAKISTAN (FOB “Salerno”), e
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