Page 122 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           di supporto logistico presso la base di BAGRAM, sede del Comando della Coalizione
           in AFGHANISTAN.
              In agosto dello stesso anno, con l’assunzione della responsabilità dell’operazione
           ISAF da parte del Comandante NATO del “Joint Force Command” di BRUNSUM,
           iniziò una rotazione di 6 mesi, che dal 04 agosto 2005 al 04 maggio 2006 portò l’Italia
           a schierare il “NATO Rapid Deployable Corps Italy”, esprimendo anche il Comandante
           di ISAF VIII (Gen. C.A. Mauro DEL VECCHIO).
              Vale la pena ricordare che il controllo delle operazioni è passato ufficialmente da
           Enduring Freedom alla missione ISAF, a guida NATO, solo il 5 ottobre 2006. Da allora
           in poi, Enduring Freedom ha continuato ad operare parallelamente ad ISAF sul territorio
           afghano.
              Vediamo ora la missione di ISAF più nel dettaglio, attraverso le sue cinque fasi:
              –   1^ fase: Analisi e preparazione;
              –   2^ fase: Espansione, a sua volta secondo 4 stage;
                 •   1° stage: Area Nord;
                 •   2° stage: Area Ovest;
                 •   3° stage: Area Sud;
                 •   4° stage: Area Est;
              –   3^ fase: Stabilizzazione;
              –   4^ fase: Transizione;
              –   5^ fase: Rientro
              Qual è stato il contributo dell’Italia?
              Le Forze italiane in AFGHANISTAN sono state dislocate nell’ambito del Regional
           Command Capital (RC-C) e del Regional Command West (RC-W).
              Nel Regional Command Capital, inizialmente un “Battle Group” per contribuire al
           controllo di KABUL e delle aree circostanti, esercitando anche il ruolo di leader del
           Comando Regionale per un semestre (06 dicembre 2007 - 5 agosto 2008).
              Ma la partecipazione più significativa, in termini di dispositivo, si è configurata con
           l’assunzione del ruolo di “lead Nation” del Regional Command West (RC-W) nel qual
           ruolo l’Italia ha proseguito il processo di espansione già in atto (conclusosi nell’ottobre
           del 2006) e condotto la fase 3, ovvero di stabilizzazione.
              Il dispositivo, era composto da unità di manovra, di supporto, di reazione rapida e, in
           particolare, dei PRT (HERAT, a guida italiana – FARAH, a guida USA – CHAGHCHA-
           RAN, a guida lituana - QAL’E NOW, a guida spagnola), ai quali era (ed è) assegnato
           il delicato compito di supportare e coordinare tutte le attività di ricostruzione condotte
           dalle organizzazioni che operano nelle rispettive aree d’intervento.
              Senza timore di smentita, sento di poter affermare che proprio sull’attività e sulle
           interazioni dei PRT si è fondato lo sviluppo socio economico delle province, grazie alle
           tante iniziative di carattere sociale e le opere pubbliche realizzate, volte a migliorare le
           condizioni di vita degli abitanti e, contemporaneamente, a consolidare il potere delle
           istituzioni.
              Considerata l’entità dell’impegno, dal 2008 vi è stata una progressiva riduzione della
           presenza italiana nel Regional Command Capital, dove sono state comunque mantenute
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