Page 125 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          ActA
          Il potere aerospaziale durante l’operazione
          “Unified Protector”



          Settimo CAPUTo
          giancarlo mARAgUCCI




              l potere aereo è stato da sempre considerato una capacità militare autonoma ed in
          I grado di sfruttare e controllare la terza dimensione al fine di acquisire il vantaggio
          militare in termini di tempo, distanza e prontezza all’azione e alla reazione. Le capacità
          aeree delle forze armate a livello mondiale sono nel tempo mutate proprio per sfruttare,
          sempre più, lo spazio sovrastante i mari e le nazioni e riuscire a dominare le operazio-
          ni militari che si svolgevano in superficie. Con lo sviluppo tecnologico, inoltre, ci si
          è spinti sempre più verso i limiti dell’atmosfera, riuscendo ad adattare le capacità dei
          vettori spaziali alle esigenze dei velivoli tradizionali. Ed ecco allora che il potere aereo
          si tramuta in potere aerospaziale, in quanto le operazioni militari moderne non possono
          prescindere dal “supporto” spaziale, nei vari campi applicativi.
             L’operazione Unified Protector  a guida NATO è stata la riprova del successo tecno-
          logico in campo militare e nella fattispecie in campo aerospaziale.
             Nel 2011, a seguito della risoluzione ONU n. 1973, la NATO predisponeva lo stru-
          mento aereo per riuscire a:
          ·  Proteggere i civili sul territorio libico;
          ·  Istituire una no-fly-zone sul territorio per prevenire qualsiasi spostamento aereo da
             parte delle truppe pro Gheddafi.
             Non erano previste, in questa operazione, truppe a terra, ovvero militari della co-
          alizione sul territorio libico, in grado di gestire la battaglia a contatto con le truppe di
          Gheddafi.
             La coalizione era composta da Nazioni della NATO e nello specifico Belgio, Canada,
          Danimarca, Spagna, Francia, Regno Unito, Grecia, Italia, Olanda, Norvegia, Turchia e
          Stati Uniti d’America e da Paesi non NATO quali Giordania, Qatar, Svezia ed Emirati
          Arabi Uniti. Gli assetti aerei a disposizione consistevano in:
          ·  Velivoli per il comando e controllo delle operazioni;
          ·  Velivoli di Intelligence, sorveglianza e ricognizione, che a loro volta erano suddivisi
             in:
          -  Velivoli con equipaggio,
          -  Velivoli a pilotaggio remoto,
          -  Velivoli da ricognizione tattica.
          ·  Velivoli rifornitori;
          ·  Velivoli di guerra elettronica e di soppressione dei sistemi di difesa aerea;
          ·  Velivoli da attacco al suolo;
          ·  Velivoli per eventuale soccorso a personale a terra;
          ·  Elicotteri d’attacco.
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