Page 176 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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816 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
in “zona cuscinetto a favore del Nord”. Inoltre accentuerebbe l’integrazione delle forze
a livello subregionale a scapito di quella complessiva e costringerebbe a diseconomiche
ridondanze in alcuni settori (intelligence, sorveglianza, acquisizione degli obiettivi e
trasporto strategico).
L’autore scarta anche l’alternativa di una “specializzazione funzionale” delle forze
nazionali, in vista di una loro completa interdipendenza. Sotto il profilo meramente
economico sarebbe “ottimale”, ma è “inaccettabile sotto il profilo politico-strategico”
in mancanza di una politica estera e di sicurezza “realmente unica”. In ogni caso rende-
rebbe troppo rigida la risposta ad una aggressione, dal momento che una sola defezione
priverebbe il sistema di una componente militare essenziale.
Si stanno comunque affermando soluzioni intermedie, come la costituzione di co-
mandi e unità multinazionali terrestri, aerei e navali e di combined joint task forces
(CJTF) le quali consentono all’UEO di impiegare “assetti” NATO e dunque di avvalersi
delle capacità tecnologiche, operative e logistiche possedute esclusivamente dagli Stati
Uniti, dando un minimo di consistenza all’umbratile “identità europea della difesa”.
In passato la pianificazione alleata poteva essere integrata perchè il compito della
NATO era strettamente difensivo e la minaccia era quantificabile. Ciò non è più possi-
bile, a causa della relativa imprevedibilità dei compiti che potrebbero essere assegnati
alle forze alleate nel nuovo contesto internazionale. Tuttavia secondo Jean si potrebbe
mantenere una certa “complementarietà” fra le varie pianificazioni nazionali, in modo
da conservare l’interoperabilità degli armamenti e dei sistemi logistici e da evitare che
nell’insieme delle forze alleate si verifichino carenze in alcuni settori e ridondanze in
altri.

