Page 173 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          stranieri e tenendo di riserva le truppe nazionali. Per quanto maligna, la nota accusa di
          “combattere fino all’ultimo francese” (o “fino all’ultimo polacco, tedesco, europeo ...)
          non è certo priva di qualche fondamento. E non è priva di una certa attualità, a giudicare
          dalla guerra del Vietnam o dal diverso livello delle perdite pakistane e americane durante
          la missione in Somalia.
             Ovviamente, la specializzazione è il criterio preferenziale delle coalizioni continen-
          tali dominate da un potente e ricco alleato marittimo. Consente a quest’ultimo di rispar-
          miare risorse finanziarie a beneficio delle forze nazionali ad alta intensità di capitale
          (navali, aeree, nucleari), lasciando agli alleati minori il compito di fornire le fanterie,
          forse meno costose sotto il profilo finanziario,  ma  più  onerose  sotto  l’aspetto  socio-
          politico, anche perchè  in  caso di guerra subiscono  le  perdite  maggiori.  D’altra  parte
          le  fanterie  sono  più  difficilmente  integrabili per il fatto che è molto più difficile coor-
          dinare gli esseri umani che i sistemi d’arma.
             Inoltre la specializzazione determina una dipendenza asimmetrica, perchè le forze ad
          alta intensità di capitale sono le uniche che conferiscono una capacità strategica e logi-
          stica. Al contrario le modeste fanterie da difesa avanzata non solo sono strutturalmente
          dipendenti dalle capacità strategiche e logistiche, ma sono anche altamente fungibili. In
          caso di sconfitta o defezione, la potenza dominante può ricostituirle localmente oppure
          rimpiazzarle del tutto, sia con le proprie forze mobili di riserva strategica sia con forze
          di altri paesi limitrofi. Oppure può semplicemente abbandonare la posizione e spostare
          navi e aerei in un altro paese più sicuro o fedele.
             La storia della pianificazione difensiva atlantica e occidentale è segnata dalla specializ-
          zazione nazionale tra capacità convenzionali e nucleari, strategiche e tattiche, terrestri e ae-
          ronavali, di difesa statica e di proiezione a lungo raggio, logistiche e operative, finanziarie e
          militari. Senza il contributo esclusivamente finanziario dato dalla Germania e dal Giappone
          la spedizione internazionale contro l’Iraq non avrebbe avuto luogo. Al limite, come nel caso
          dell’Islanda, il contributo alla comune difesa può consistere esclusivamente nella concessio-
          ne di basi.
             Tradizionalmente il fondamentale contributo italiano alle coalizioni consiste nel va-
          lore strategico del suo territorio. Il rendimento è massimo quando la Penisola è collo-
          cata sull’asse di confronto tra  una  coalizione occidentale e  una  centro-orientale. La
          fondamentale ragione della sua attuale decadenza consiste appunto nel fatto che la fine
          della guerra fredda ha eroso la sua rendita di  posizione. Accadde  lo  stesso  quando  la
          frontiera imperiale romana si spinse fino al vallo di Adriano, cioè fino alle attuali fron-
          tiere della NATO. Non a caso Costantino convocò il senato romano nella Nuova Roma
          costruita al crocevia tra l’Asia e l’Europa.
             Sotto il profilo militare, malgrado i periodici e disperati tentativi di contrastare la
          specializzazione dotandosi di repliche a scala lillipuziana delle forze di intervento a
          largo raggio possedute dalle grandi potenze (lo tentò anche Venezia, dieci anni prima
          di autodissolversi ingloriosamente),  la tendenza fatale dell’Italia  è di  specializzarsi
          nel  settore  logistico  a  favore delle forze che utilizzano le sue basi. Accadde in Africa
          Settentrionale, in Russia e nella RSI a favore dei tedeschi, e nell’Italia liberata a favore
          degli Alleati. Ma è accaduto anche durante l’offensiva  aerea  della  NATO  che  ha  pa-
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