Page 172 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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812 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
in tre modi. Anzitutto integrando i governi nazionali attraverso specifiche conferenze e
organizzazioni intergovernative. In secondo luogo limitando e pilotando l’informazione
per escludere interferenze estranee non desiderate (come gli Stati Uniti fecero magistral-
mente durante la guerra del Golfo, nonostante gli allarmismi sui rischi della CNN-po-
litics). Infine accrescendo l’autonomia dei comandi in campo (nazionali e/o congiunti).
Il sistema attualmente più affinato per consentire una relativa autonomia è quello
di vincolarla a dettagliate “regole di ingaggio” basate su un ragionevole equilibrio fra
la libertà di iniziativa necessaria per adattare le operazioni alle situazioni reali. Ma il
rendimento di questo sistema è inversamente proporzionale all’ampiezza e alla durata
dell’operazione. Le regole di ingaggio funzionano per brevi e limitate operazioni short
of war, ma servono a poco in caso di guerra.
In caso di guerra l’unico modo possibile di limitare le interferenze è la delega di po-
teri politici al comandante militare, come accenna di sfuggita anche Jomini. In una certa
misura ciò è previsto, ma esclusivamente riguardo all’amministrazione interna dei terri-
tori occupati o delle zone di guerra. Assai raramente, invece, i governi nazionali hanno
lasciato mano libera ai loro comandanti militari. La dittatura di Ludendorff durante la
prima guerra mondiale e il caso del Giappone durante la seconda restano eccezioni.
Le analoghe richieste di Cadorna e MacArthur rimasero ad esempio del tutto disattese.
Uno dei casi più interessanti è l’iniziativa del generale Norstadt, comandante supre-
mo alleato in Europa (SACEUR). La sua richiesta, disattesa da Kennedy, di trasferire
al SACEUR la decisione presidenziale circa l’impiego delle armi nucleari americane in
Europa era una risposta “tecnica” al legittimo timore politico degli alleati europei che
la nuova dottrina nucleare della NATO (la “risposta flessibile”) indebolisse la garanzia
americana in difesa dell’Europa. Alla fine tanto gli Stati Uniti quanto gli alleati
europei si accontentarono di un bluff, la famosa Multi-lateral Force, passata alla
storia come Multi-lateral farce. La mancata soluzione del problema sollevato da Nor-
stadt non incise sulla nascita del deterrente nucleare francese, che sarebbe avvenuta in
ogni caso, ma condizionò la storia dell’alleanza e offerse una finestra di opportunità
all’ultima iniziativa sovietica di disgregare la coesione dell’Alleanza con lo spiegamen-
to avanzato di missili a raggio “eurostrategico”.
Specializzazione, standardizzazione e interoperabilità delle forze
Contrariamente a quanto si è portati a ritenere, il sistema di integrazione delle forze
più antico e fondamentale è quello della “specializzazione”, di cui standardiz-
zazione e interoperabilità sono corollari, più che vere e proprie alternative.
Infatti, se le capacità militari dei coalizzati sono identiche, diminuisce il van-
taggio tecnico dell’integrazione rispetto a quello della separazione. Al contrario, la dif-
ferente capacità militare non soltanto rende vantaggioso o addirittura indispensabile in-
tegrare le forze alleate, ma spesso è addirittura la ragion d’essere della stessa coalizione.
Tradizionalmente il concorso inglese alle coalizioni è stato soprattutto finanziario e
navale. Federico il Grande biasimò il suo avo per aver venduto all’Inghilterra i propri
sudditi come “carne da cannone”, esattamente come i mercanti di Podolia facevano con i
maiali. Invece Federico II faceva come gli inglesi, sacrificando in battaglia i mercenari

