Page 171 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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ActA
Durante la campagna d’Italia, il massimo livello ordinativo consentito alle forze ita-
liane cobelligeranti (ausiliarie e di combattimento) fu quello divisionale. E’ interessante
ricordare che fu il Partito comunista, nel dicembre 1944, a chiedere di riunire i 6 “gruppi
di combattimento” (divisioni leggere) in una “Armata italiana di liberazione”, sull’e-
sempio delle Armate romene inquadrate nelle forze sovietiche. La richiesta, debolmente
condivisa da qualche generale e del tutto ignorata dagli alleati, ebbe essenzialmente
uno scopo polemico e propagandistico, ma indubbiamente mise in risalto il caratte-
re meramente ausiliario e subalterno del concorso nazionale alle operazioni alleate in
Italia. Ancor più stretta fu la dipendenza delle forze mussoliniane dai tedeschi. Infatti
non soltanto il comando dell’Armata mista italo-tedesca del settore Liguria attribuito al
maresciallo Graziani, ma anche i comandi delle 4 divisioni della RSI avevano funzioni
meramente amministrative, mentre le forze combattenti vennero aggregate alle divisioni
e ai kampfgruppe tedeschi.
I sistemi di integrazione militare multinazionale
La maggior parte delle coalizioni ha sperimentato forme di coordinamento, assi-
stenza reciproca, cooperazione e integrazione, non soltanto delle attività militari, ma
necessariamente anzitutto di quelle civili. Le operazioni combinate rappresentano una
particolare forma di integrazione militare, di solito limitata agli aspetti puramente
operativi e al massimo logistico-campali, cioè al solo impiego di aliquote delle forze
nazionali in un comune teatro di guerra.
Lo specifico problema strutturale delle operazioni combinate è costituito dal grado
di autonomia attribuito al comando. E’ il medesimo problema che si pone in
generale per il comando di forze navali, corpi di spedizione e comandi speciali o
periferici. E’ tipico delle guerre coloniali del XVIII-XX secolo, ma si è posto
anche durante le guerre mondiali (ricordiamo la dittatura militare di Ludendorff e
Hindenburg, i contrasti istituzionali tra Cadorna e Boselli e così via).
Ricordiamo che l’importanza del problema non deriva dall’entità delle forze perife-
riche, bensì dal valore politico della missione loro confidata. Questo può essere decisivo
anche in missioni condotte con un solo uomo (l’avvenente attrice ingaggiata dalla CIA
per avvelenare il galante Fidel Castro) o con forze assai limitate (la fallita incursione per
liberare gli ostaggi nell’ambasciata americana a Teheran o la distruzione del reattore nu-
cleare iraqeno da parte dell’aviazione israeliana). Non va dimenticato che normalmente
anche le operazioni clandestine o speciali sono “combinate” a livello interforze e non
di rado anche a livello multinazionale.
Il fatto che le operazioni siano combinate a livello interforze o addirittura multina-
zionale non muta la natura del problema, ma ne complica la soluzione perchè moltiplica
i centri decisionali in modo esponenziale e dunque sottopone il comando in campo a
continue e capillari interferenze. Per questa ragione le moderne comunicazioni in tempo
reale, lungi dal semplificare il problema, l’hanno ulteriormente complicato, consentendo
a tutti i centri decisonali, inclusa l’opinione pubblica, di interferire direttamente sulle
operazioni militari.
Per limitare gli inconvenienti occorre dunque limitare le interferenze. Ciò avviene

