Page 166 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           Schlieffen fallito sulla Marna), avrebbe dovuto anzitutto neutralizzare quello più debole,
           cioè il “rullo compressore” russo, raggiungendo già  nel  1914 il  risultato  fortuito  del
           1917. Non è il caso di discutere qui i limiti e le evidenti implicazioni ideologiche di
           questa critica retrospettiva.
              Il piano Schlieffen fu semmai un esempio del terzo sistema anticoalizione, il brutale
           attacco “napoleonico” sul punto di giunzione delle armate alleate per disarmare lo Stato
           più debole e imporgli la pace separata. Ludendorff ci riprovò nella primavera del 1918,
           sferrando la più colossale offensiva della storia con 3 milioni e mezzo di uomini. Sia
           pure a carissimo prezzo, gli obiettivi tattici furono in gran parte raggiunti, ma non bastò,
           come del resto era abbastanza prevedibile, a provocare il collasso dell’enorme esercito
           francese e il reimbarco degli inglesi. Questo risultato fu raggiunto soltanto dalla guerra
           lampo del maggio 1940. Con la neutralizzazione della Francia la coalizione anglo-fran-
           cese venne effettivamente infranta, malgrado la simbolica resistenza di de Gaulle. Furo-
           no soltanto la straordinaria determinazione inglese e l’intempestivo e controproducente
           intervento italiano a impedire ad Hitler di chiudere il fronte occidentale.

           I fattori dell’integrazione durante l’antico regime
              Come si  è accennato a  proposito delle  guerre  italiane  del  Settecento,  la  forma
           minima e più  antica  di  comando  congiunto  è  quella  a  carattere  collegiale.  Tutti
           conoscono  i  versi dell’Iliade  sui  consigli  di    guerra  tenuti  dai  comandanti  greci
           durante la guerra  di  Troia e  le pagine di Guerra  e Pace sul sonno dell’eroe Kutusov
           durante la brillante esposizione del geniale piano austriaco per la battaglia di Austerlitz.
              Altrettanto antico è il sistema di eleggere un unico comandante supremo. E’ però ca-
           ratteristico della struttura confederale, dal dictator  latinus  testimoniato nel IV secolo
           a. C. al generale federale svizzero già previsto dal Defensional del 1647, e in qualche
           modo esprime un certo grado di unità nazionale e precorre l’unione politica delle sovra-
           nità confederate.
              Paradossalmente lo studio delle guerre dell’età moderna (XVI-XVIII secolo) dimo-
           stra che l’integrazione multinazionale di forze terrestri o navali era raggiunta più facil-
           mente di quella interforze. Ad esempio, alla battaglia delle Dune avvenuta nel 1658, il
           maresciallo Turenne comandava sia le truppe francesi che il contingente inglese, ma
           non aveva autorità sulla flotta inglese cooperante. Durante la campagna di Yorktown,
           nel 1781, Washington e Rochambeau esercitavano collegialmente il comando congiunto
           franco-americano, ma la squadra francese era sotto  il  comando  indipendente  di  de
           Grasse.  Soltanto  l’Inghilterra  raggiunse  un  accettabile coordinamento tra guerra na-
           vale e guerra terrestre, due mondi che nell’esperienza militare continentale tendevano
           ad ignorarsi vicendevolmente. Quanto alle operazioni anfibie, le competenze terrestri e
           navali erano fissate dalla linea del bagnasciuga o dal raggio del cannone.
              Come osserva McJoint, nell’epoca dell’antico regime la coesione dei comandi con-
           giunti faceva leva sulla “fraternità sociale” e sui frequenti legami di parentela fra i capi
           militari, aristocratici e cosmopoliti e sulla scarsa incidenza dell’origine nazionale. Alcu-
           ni comandanti nazionali vennero designati proprio perchè avevano un grado o un rango
           nell’esercito o nell’aristocrazia del paese alleato. Senza contare che non pochi ufficiali,
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