Page 161 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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Dunque, secondo Clausewitz, il fattore che rende efficace la separazione delle forze
su distinti teatri di guerra è che essa riconosce realisticamente l’originaria indipen-
denza e differenza degli interessi nazionali dei coalizzati e le asseconda per sfruttarle
a favore dello sforzo comune, anzichè tentare di forzarla con misure necessariamente
controproducenti.
Per interpretare correttamente questa affermazione, occorre tener conto che essa è
implicitamente riferita al particolare esempio delle Coalizioni antifrancesi del 1670-
1815, le uniche che si potessero ancora prendere in considerazione al tempo del Vom
Kriege, prima delle rivoluzioni nazionali, dell’unificazione tedesca, delle coalizioni
antitedesche e della guerra fredda. Inoltre il paragrafo successivo, la cui stesura ri-
sale al 1828, è dedicato ad un ipotetico “piano di guerra” preventiva contro la Francia,
basato su due attacchi autonomi ma convergenti verso Parigi e oltre la Loira, uno a guida
prussiana dall’Olanda e uno a guida austriaca dall’Alto Reno, eventualmente integrati
da “due imprese accessorie, quella degli austriaci in Italia e quella delle truppe inglesi
da sbarco”.
Questa è la ragione per cui l’autore non si dilunga sui rischi politici del “combattere
divisi per colpire uniti”. Il presupposto implicito è che non sia una scelta deliberata, ma
soltanto l’unica realistica alternativa alla desiderabile ma non possibile integrazione del-
le forze. Non v’è dubbio, infatti che la separazione dei coalizzati, scaricando su ciascuno
di loro “tutto il peso di quanto gli incombe esclusivamente”, amplifichi “lo stimolo all’a-
zione” determinato “dalla forza degli avvenimenti”. Nulla però garantisce che proprio la
maggior reattività agli avvenimenti non possa volgersi a danno degli altri cobelligeranti.
Lasciando a ciascuno il controllo esclusivo delle proprie forze e di un teatro di guer-
ra, la separazione facilita eventuali defezioni o paci separate, ma anche l’insorgere di
sospetti e nuove rivalità in rapporto alle differenti visioni sullo scopo della guerra e sul
nuovo equilibrio di forze prodotto dall’eventuale vittoria. In ogni caso la coesione della
coalizione resta affidata ad accordi di contingenza e in sostanza alla sola determina-
zione, lealtà e fiducia reciproca dei coalizzati. Elementi che raramente si rafforzano di
fronte ad una prova effettiva e prolungata.
Le operazioni combinate nella storia militare italiana del Settecento
La storia militare, anche italiana, offre innumerevoli esempi dello specifico condi-
zionamento esercitato dalla logica della coalizione nel determinare il piano di guerra e
la condotta delle operazioni. Un primo condizionamento è quello di frenare
la reattività all’iniziativa altrui. Anche quando gli interessi comuni appaiano facilmen-
te identificabili, raggiungere un accordo concreto sulle modalità della cooperazione e
sull’assetto dei comandi è una impresa molto difficile.
Il comando delle armate franco-ispane che combatterono in Italia durante le
guerre di successione (1700-48) era formalmente integrato, nel senso che i trattati di
alleanza offensiva lo attribuivano a un sovrano o a un principe del sangue, fissando al
tempo stesso gli scopi politici della campagna, sia pure in forma meno dettagliata delle
attuali “regole di ingaggio” (V. Ilari, Giancarlo Boeri e Ciro Paoletti, Tra i Borboni
e gli Asburgo; Id., La corona di Lombardia, Nuove Ricerche, Ancona, 1996 e 1997).

