Page 163 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          a marciare sul Regno di Napoli per scacciarne il viceré austriaco. Carlo Emanuele III,
          al contrario, non aveva alcun interesse ad aiutare gli spagnoli né a distruggere l’Armata
          austriaca.
             Paradossalmente fu  Villars  a  dover cedere,  rassegnando  le  dimissioni  e morendo
          poco dopo di crepacuore. In quel momento l’interesse francese convergeva infatti con
          quello del re di Sardegna,  perchè  conveniva  mantenere  impegnati  in  Italia  i  60.000
          austriaci  che  altrimenti Vienna avrebbe potuto trasferire sul Reno. Quanto poi alla
          corona di Lombardia, la faccenda fu archiviata senza rischi l’anno successivo, con un
          bell’armistizio separato franco-austriaco. A Torino e Madrid non restò che trangugiarlo.

          Coalizioni per scelta e coalizioni per necessità
             La cooperazione militare austro-sarda del XVIII secolo anticipa invece il medesimo
          schema   di   quella   italo-tedesca   dal   1866   al   1943.   Confrontandola   con   quella
          borbonica, incunabolo delle future coalizioni occidentali, emerge già nettamente tutta la
          radicale differenza tra le coalizioni “per scelta” e le coalizioni “per necessità”. Le coa-
          lizioni promosse dalla Francia e dagli Stati Uniti sono modi di competere o subentrare
          all’Impero britannico sotto una diversa formula giuridica. Riflettono obiettivi geopoliti-
          ci globali e di lungo periodo e sono caratterizzate dall’inclusione di alleati non contingui
          e periferici (quelli storici della Francia furono Svezia, Polonia, Turchia, Russia).
             Le coalizioni antifrancesi, e poi quelle antioccidentali del XX secolo, appartengono
          piuttosto alla seconda categoria. Reazioni obbligate dall’iniziativa avversaria, il tentati-
          vo di una grande potenza, generalmente assediata, di guadagnare tempo e spazio vitale
          sfondando nelle direzioni ancora libere (e dunque meno redditizie) e circondandosi di
          precari e riottosi avamposti. Con l’unico risultato di accumulare “palle al piede” che la
          indeboliscono invece di rafforzarla.
             Benchè non vitali, gli interessi austriaci in Italia erano più cospicui e diretti di quelli
          francesi. Ciò rendeva Vienna meno incline alle “architetture di sicurezza” e alle opera-
          zioni combinate. Soltanto a fatica, durante la guerra di successione spagnola, il principe
          Eugenio ottenne le forze necessarie per mantenere aperto il fronte italiano dopo la scon-
          fitta del 1703 e infine liberare il ridotto piemontese assediato per tre anni dai francesi.
          Nel 1742 Maria Teresa fu costretta dalle circostanze a mettere la difesa avanzata della
          Lombardia nelle mani dell’Armata sarda, ma non appena la situazione migliorò le for-
          ze austriache in Italia ripresero brutalmente la libertà d’azione. Se nel 1745 Versailles
          mancò l’obiettivo di concludere una pace separata con Torino, non fu certo per effetto
          della saggezza austriaca, ma piuttosto del costante sabotaggio spagnolo e della dipen-
          denza del Piemonte dal sussidio finanziario inglese, che copriva un quarto delle spese
          di guerra.
             Uno dei principali fattori della sconfitta finale del regno di Sardegna nella pur glo-
          riosa guerra  delle  Alpi  (1792-96)  fu  senza  dubbio  l’illusione  di  Vittorio  Amedeo
          III  di  poter costringere  l’Austria a  difendere  il Piemonte, se non  a riconquistare  le
          province  transalpine subito occupate e annesse dal nemico. Fu per questa ragione che
          si rassegnò a cedere il comando in capo della sua Armata a un generale austriaco. Era
          un fatto senza precedenti nella storia della dinastia, benchè nel 1706 il suo avo Vittorio
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