Page 158 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
P. 158

798                                XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm

           Manca infatti una burocrazia analoga a quella delle organizzazioni permanenti, preposte
           come vestali al culto dello spirito  fondatore  e degli  scopi  comuni.  Per quanto  siano
           formate da rappresentanti nazionali, queste burocrazie vigilano anche sulla tutela degli
           interessi comuni ed esprimono un punto  di  vista  autonomo  e  diverso.  Invece,  come
           osserva   anche   McJoint,   le   coalizioni temporanee non producono un “patriottismo”
           multinazionale: piuttosto rinfocolano i pregiudizi nazionali.
              Nel loro caso la cooperazione è  incentrata sulla condotta effettiva della guerra  e
           consiste in un continuo, laborioso e precario bilanciamento di interessi continuamente
           influenzati  dalle vicende belliche, e che perciò modifica l’originario equilibrio interal-
           leato a favore di alcuni Stati e a danno di altri.
              Conclusa la guerra e cessato l’effetto della propaganda interna a favore dei partner,
           riemergono  tutti  i  rancori  e  le  polemiche  accumulate,  amplificate  dall’interesse  ad
           appropriarsi dei meriti e scaricare le colpe, sia in caso di vittoria che di sconfitta. Ciò si
           riflette sulle storiografie nazionali. Le storie diplomatiche enfatizzano i contrasti, quelle
           militari minimizzano il contributo alleato e le decisioni comuni, come avviene anche per
           le operazioni combinate condotte da più forze armate di una stessa nazione (esercito
           o marina?  regolari o partigiani?). Patriottismo nazionale e spirito di corpo ostacolano
           non solo una corretta valutazione delle operazioni combinate a carattere multinazionale
           o semplicemente interforze, ma anche la capitalizzazione tecnica delle esperienze, ren-
           dendo più difficile analizzare e correggere difetti ed errori.
              Del resto, per quanto insufficiente, l’approccio nazionale al problema delle coalizioni
           non tradisce la realtà. Poche guerre di coalizione hanno assunto, e soltanto temporane-
           amente, uno spiccato carattere multinazionale. Sotto questo aspetto la guerra del Golfo
           e lo stesso intervento delle  Nazioni  Unite  in  Somalia  sono  meno  interessanti  della
           “battaglia  delle  Nazioni”  (Lipsia, 1813), degli  interventi  della Santa Alleanza,  della
           guerra dei Boxer, della spedizione di Suez e della guerra di Corea.
              Molte guerre di coalizione sono state condotte anche mediante mere “cobelligeran-
           ze” o guerre “parallele”, talora rimaste del tutto indipendenti non soltanto sotto il profilo
           militare, ma anche sotto l’aspetto giuridico. Ad esempio guerre formalmente “bilatera-
           li” come le aggressioni sovietiche a Polonia e Finlandia e le cobelligeranze italiana e
           romena contro la Germania sono rimaste giuridicamente distinte dalla seconda guerra
           mondiale combattuta tra le Nazioni Unite e le Potenze dell’Asse, la quale ha invece
           riassorbito, almeno nell’ultima fase, il precedente conflitto cino-giapponese.
              Per analoghe ragioni formali la stessa storia militare non ha finora studiato in modo
           unitario quella che fu probabilmente la più vasta coalizione della storia, e cioè quella del
           1780-83 che vide l’Inghilterra sola contro tutti, non soltanto in guerra con le Tredici
           Colonie ribelli e con la Francia, la Spagna e l’Olanda, ma aggredita anche dall’ostile
           neutralità armata della Lega Nordica promossa da Caterina di Russia.


           Le osservazioni di Clausewitz (VIII, ix, D)
              Dato  che  l’unico  vero  libro  sull’essenza della guerra  è  il  Vom Kriege,  non  deve
           sorprendere che sia Clausewitz l’unico autore classico ad aver esaminato, sia pure in
           modo incidentale ed ellittico, la questione dell’alto comando nelle guerre di coalizione,
   153   154   155   156   157   158   159   160   161   162   163