Page 160 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           Clausewitz,  “il  pericolo” che   “spinse   tutti”   verso   tale   soluzione.   L’autore   non
           specifica  la  natura  del  “pericolo”. Certamente  era  Napoleone.  Ma  per  andare  oltre
           la  mera  cobelligeranza  non  era  sufficiente  il metus hostilis che aveva animato le pre-
           cedenti coalizioni antifrancesi: occorreva anche una comune percezione delle catastro-
           fiche conseguenze di un ennesimo scollamento.
              Ma  una  comune  percezione  del  pericolo  è  in  fondo  un  caso particolare  di  rico-
           nosciuta “comunanza di interessi”. E se davvero “tutti” i coalizzati si rendevano conto
           nella stessa misura del “pericolo”, perchè avrebbero dovuto assicurarsi reciprocamente
           con  un meccanismo  antidefezione?  Lo  stesso  Clausewitz,  poche  righe  più  avanti,
           suggerisce  implicitamente che  la realtà fosse differente. Elogia infatti lo Zar, il quale,
           pur vantando il contingente più numeroso e il maggior merito nell’aver determinato la
           situazione propizia alla definitiva sconfitta di Napoleone, accettò di passare le proprie
           truppe al comando di generali austriaci e prussiani, “rinunziando all’ambizione di entra-
           re in guerra con un’Armata russa autonoma”.
              Solo lo Zar poteva farlo, proprio perchè era più forte degli altri due sovrani suoi alle-
           ati. Inoltre  l’invasione  subita  nel  1812  rendeva  più  acuta  la  sua  percezione  del
           “pericolo”. L’apparente eccezione del 1813 conferma dunque la regola delle coalizioni
           precedenti: l’integrazione militare non si verificò perchè gli interessi, le percezioni e
           gli  scopi  dei  singoli coalizzati si fossero interamente identificati con quelli “comuni”;
           piuttosto perchè restavano abbastanza differenti da consentire deleghe di sovranità non
           pienamente reciproche o paritarie.
              Comunque sul sistema “ottimale” Clausewitz non si dilunga, proprio perchè ha con-
           statato che  si tratta  di un’eccezione.  Quel che  gli preme  è  invece  individuare  il
           criterio generale. La storia militare gli dimostra infatti che “la peggiore delle combina-
           zioni è sempre quella in cui due generali in capo indipendenti, agenti a nome di potenze
           distinte, si trovano in un solo teatro di guerra, come si verificò spesso nella guerra dei
           Sette anni con i Russi, gli Austriaci e l’esercito dei Circoli” (formato dai contingenti
           tedeschi del Sacro Romano Impero). La ragione è che la stretta cooperazione tra due
           forze non saldamente integrate al livello decisionale attenua la reattività di entrambe.
           Ciascuna tende inevitabilmente a scaricare sull’altra “il peso di quanto gli incombe”.
           Viene dunque a mancare lo “stimolo all’azione” esercitato “dalla forza degli avveni-
           menti”. Inoltre “la cattiva volontà dell’uno paralizza le forze dell’altro”.
              L’unico modo di evitarlo, è subordinare gerarchicamente una delle due Armate all’al-
           tra. I piccoli  contingenti ausiliari  non possono  restare  indipendenti,  ma  debbono
           essere  posti  alle dirette  dipendenze  del  sovrano  territoriale, tutt’al più  assegnando
           loro  “le province ricche ove stiano  più  volentieri”.  Se  invece l’Armata ausiliaria  è
           più importante  e determinante  di quella locale, il sovrano territoriale deve trasferirle
           il controllo delle proprie truppe, “come fecero gli austriaci alla fine della campagna del
           1805 e i prussiani in quella del 1807”.
              Nel caso delle coalizioni, se non è possibile raggiungere una effettiva integrazione
           dei comandi operativi, è preferibile adottare una “separazione completa” delle respon-
           sabilità. Ciò secondo Clausewitz “non presenta difficoltà ... poichè l’interesse naturale
           di ciascuna potenza indica già, di solito, una direzione propria delle rispettive forze”.
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