Page 164 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           Amedeo II avesse affidato al maresciallo Daun la luogotenenza  di  Torino  assediata
           proprio  per  ricordare  all’Austria  l’impegno  assunto  nei confronti dell’eroico alleato.
              Novant’anni dopo, invece, due defatiganti negoziati austro-sardi con mediazione in-
           glese fruttarono un inutile e men che simbolico contingente ausiliario austriaco. E al
           prezzo di un assetto dell’alto comando talmente macchinoso (“un’idra dalle sette teste”)
           da suggerire il sospetto che la recondita intenzione austriaca fosse proprio quella di pa-
           ralizzare qualunque iniziativa anglo-sarda.
              Vienna   traeva   infatti   un   triplice   vantaggio   dallo   stallo   sulle   Alpi:   pro-
           teggeva efficacemente la Lombardia scaricando tutto l’onere finanziario sul Piemonte e
           sull’Inghilterra, distoglieva e logorava consistenti forze francesi e poneva le premesse
           per una futura spartizione franco-austriaca dei domini sabaudi ed eventualmente anche
           di quelli genovesi.
              La stessa integrazione delle forze austro-sarde pose le premesse del disastro. Il fat-
           to che il comandante della Divisione sarda fosse un generale proveniente dal servizio
           austriaco (un vogherese)   non   gli   impedì   di   sabotare   cavillosamente  e   sistemati-
           camente   gli   ordini   del comandante in capo austriaco (un belga), comportamento che
           gli valse poi l’immeritato plauso della storiografia militare sabaudo-italiana, come se il
           vero problema del Piemonte non fosse resistere alla Francia, bensì mostrare fermezza
           con l’Austria. Lo sfondamento finale, nell’aprile
              1796, avvenne proprio nel settore debolmente presidiato dalle due brigate formate
           da battaglioni di entrambi gli eserciti, una delle quali, forse per segreti accordi ad alto
           livello, cedette al primo sparo.


           I sistemi anticoalizione
              Il ventiquattrenne Napoleone trasse fama immeritata dall’aver sfondato nel punto
           di giunzione tra le forze sarde e quelle austriache. Non solo perchè entrambe si erano
           schierate in quel modo disastroso proprio per avere il pretesto di potersi ritirare in di-
           rezioni divergenti, l’una verso Torino e la pace separata, l’altra verso il tradizionale ar-
           roccamento fra Mantova e il Trentino. Ma anche perchè quella era notoriamente l’unica
           direttrice d’attacco possibile, su cui in quattro anni avevano lentamente avanzato tutti i
           comandanti che avevano preceduto il vanaglorioso enfant-prodige spedito da Barras a
           scassinargli il forziere italiano.
              Quella direttrice d’attacco, attraverso la Liguria e le Langhe, era già stata seguita dal
           maresciallo Maillebois nella campagna del 1745, attentamente studiata da Napoleone.
           Tuttavia, diversamente  dal  1796,  nel  1745  gli  austro-sardi  non  aspettarono  il  colpo
           mortale  divisi  e  seduti ai piedi delle Alpi Marittime e dell’Appennino Ligure, ma si
           ritirarono saggiamente nel Basso Monferrato, dove potevano efficacemente coprire en-
           trambe le rispettive capitali.
              Allora fu il geniale ingegnere-cartografo Pierre de Bourcet a dettare a Maillebois
           l’attacco strategico nel punto di giunzione delle forze austro-sarde, che si trovava a Bas-
           signana, quasi al confine tra Piemonte e Lombardia. Se Carlo Emanuele III non fosse
           miracolosamente riuscito a sganciarsi   sacrificando   mezza   cavalleria,   quel   colpo
           avrebbe   neutralizzato   il   Piemonte esattamente come accadde nel 1796.
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