Page 165 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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Il risultato strategico mancò per l’inadeguatezza dello strumento tattico (le fanterie
del tempo non erano in grado di manovrare su più colonne indipendenti). Ma
il mancato sfruttamento della sorpresa di Bassignana determinò il fallimento
dell’intera campagna borbonica, perchè anche l’Armata delle Tre Corone era para-
lizzata dai divergenti e contrastanti obiettivi geopolitici di Madrid e Versailles e dagli
irriducibili contrasti personali tra i comandanti dei contingenti francese e napolispano,
solo nominalmente agli ordini dell’Infante Filippo.
In realtà l’offensiva napoleonica dell’aprile 1796 combinava la strategia del “carcio-
fo”, fino ad allora efficacemente praticata dai governi rivoluzionari per isolare l’Austria
e l’Inghilterra dai loro alleati minori (mediante offensive diplomatiche, propaganda sov-
versiva, azioni clandestine e attacchi limitati), con il principio tattico della manovra
per linee interne. Questo consiste nell’incunearsi tra due forze nemiche, marciando tra
di esse o sfondando il punto di giunzione, per batterle separatamente. Ovviamente il va-
lore del risultato dipende dall’entità e dalla qualità delle forze nemiche che in tal modo
vengono neutralizzate, ed è massimo quando tali forze appartengono a due diversi Stati,
il più debole dei quali può essere facilmente disarmato e neutralizzato.
Il ricorso a questo sistema è la costante della strategia come dell’arte
militare napoleonica. Napoleone lo usò anche nella campagna dei cento giorni, aiutato
dall’erronea decisione di Wellington di arretrare lo schieramento inglese allargando la
distanza dall’Armata prussiana. Almeno sul piano tattico il colpo sarebbe riuscito se
Bluecher, disperso nello scontro preliminare di Ligny, non si fosse ricongiunto con le
sue truppe in tempo per ricondurle al fronte. Durante la sua assenza, infatti, il suo capo
di stato maggiore Gneisenau, ingannato dal suo pregiudizio anti-inglese, si era persua-
so che Wellington avesse piantato in asso i prussiani e aveva a sua volta ordinato
l’autonoma ritirata su Liegi. Del resto lo stesso Bluecher guidò metà delle sue forze
verso il cannone di Waterloo più per una questione d’onore che per reale convin-
zione nelle possibilità di successo.
Come si è accennato in merito alla strategia del “carciofo” usata dalla Francia rivo-
luzionaria per sgretolare la Prima Coalizione, i sistemi anticoalizioni sono essenzial-
mente tre. Durante la prima guerra mondiale vi fecero ricorso tanto l’Intesa quanto gli
Imperi Centrali. Anzitutto l’azione diplomatica sostenuta da operazioni clandestine e di
propaganda, mediante la quale l’Intesa ottenne la neutralità e poi l’intervento italiano.
Entrambe le coalizioni impiegarono anche un altro sistema, già utilizzato dalla
Francia rivoluzionaria contro la Prima Coalizione, e cioè l’attacco, se non prioritario per
lo meno massiccio, contro gli elementi più deboli e periferici della coalizione avversa-
ria. Tuttavia i risultati furono nulli. Lo sbarco a Gallipoli, la Strafexpedition e l’offensiva
di Caporetto non misero fuori combattimento né la Turchia né l’Italia. Gallipoli, imposta
dal protagonismo di Churchill e dell’Ammiragliato, si risolse addirittura in un disastro.
Nel caso della Russia non fu l’armata a crollare, ma il fronte interno, anche
se la Germania ne ricavò alla fine una precaria pace separata. Secondo Hans Delbrueck
lo stato maggiore tedesco non seppe sfruttare il vantaggio della manovra per li-
nee interne che la geografia assegnava in partenza alla Germania. Invece di attaccare
l’esercito nemico più forte nel vano tentativo di annientarlo al primo colpo (il piano

