Page 174 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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814 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
cificato la Bosnia e corrisponde all’unica richiesta proveniente dagli alleati.
Beninteso una oculata specializzazione nel settore logistico può creare nicchie di
vera interdipendenza. Negli ultimi anni della guerra fredda, la Germania federale offer-
se di assicurare il sostegno logistico tedesco alle forze alleate stanziate sul suo territorio
proprio per controllarlo. Per la medesima ragione gli Stati Uniti hanno assicurato il loro
determinante sostegno logistico alla Forza di applicazione degli accordi (Implementa-
tion Force) e alla successiva Forza di stabilizzazione in Bosnia.
Le osservazioni del generale Jean sulle tendenze attuali
Il miglior contributo italiano ad una teoria delle coalizioni e dell’integrazione mili-
tare nel mondo post-bipolare è finora quello del generale Carlo Jean, in particolare nei
due saggi più recenti pubblicati per l’editore Laterza nel 1996 (L’uso della forza, pp.
75 ss.) e 1997 (Guerra, strategia e sicurezza, pp. 256, 262 ss.).
A differenza di Clausewitz, e riferendosi alla particolare esperienza del Patto Atlanti-
co, Jean affronta soprattutto la questione della coesione. Il semplice metus hostilis,
la “minaccia potenziale”, non è sufficiente, date le differenti “percezioni, interessi e po-
litiche” degli Stati membri, specie se la coalizione è permanente. L’eccezionale vitalità
della NATO, sopravvissuta alla fine del suo antagonista, si fonda invece su altri due fat-
tori: “una potenza leader e una serie di meccanismi antidefezione che garantiscano gli
Stati membri che, in caso di difficoltà, gli alleati non violino gli accordi sottoscritti”.
Sul primo fattore, quello della potenza leader, Jean non si dilunga. Ma in effetti
è questo fattore che fa tutta la differenza tra “coalizione” in senso stretto e alleanza
egemonica, due forme storicamente assai diverse di cooperazione multinazionale. L’In-
ghilterra ebbe indubbiamente la leadership di tutte le coalizioni antifrancesi del 1688-
1815. Eppure non ne ebbe mai un controllo politico e strategico paragonabile con quello
assunto dagli Stati Uniti nei confronti della seconda coalizione antitedesca e di quella
antisovietica. Sopravvissuta alla guerra fredda, e allargata sin quasi all’antico limes
danubiano dell’Impero romano, la NATO sta in realtà sempre più assomigliando all’e-
sercito federale romano-italico impiegato nelle Guerre Puniche.
La storia dell’Alleanza Nordatlantica offre vari esempi di meccanismi antidefezione.
Quello più evidente è la creazione di una organizzazione militare permanente, con
comandi e aliquote integrati, fermo però restando il carattere non automatico della
difesa collettiva, una clausola imposta dagli Stati Uniti e che dette a de Gaulle un buon
pretesto per giustificare l’uscita della Francia dal sistema integrato e lo sviluppo del
deterrente nazionale.
Proprio per questo i più importanti e decisivi meccanismi antidefezione erano para-
dossalmente quelli diretti a garantire gli alleati europei contro la defezione della stessa
potenza leader in caso di attacco nucleare sovietico limitato al territorio europeo.
In fondo l’intera vicenda degli armamenti nucleari dal 1950 al 1989 è incentrata sulla
questione del coupling tra la difesa dell’Europa e quella del Nord America, che i sovie-
tici tentarono invano di spezzare.
Ma, secondo Jean, ancor più determinante delle armi nucleari fu lo spiegamento
avanzato di “consistenti aliquote delle forze aeroterrestri americane”, che “rendeva evi-

