Page 237 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          fondamente nichilista della cultura giapponese) che l’essenza del bushido «è la morte».
          Quindi non contano la vittoria o la sconfitta ma «come vengono affrontate». Vale la pena
          di ricordare che siamo di fronte a un libro ampiamente utilizzato dalla propaganda belli-
          ca nipponica nella fase finale del conflitto (quando, di fronte alla concretizzazione della
          sconfitta, si fece ricorso ai kamikaze), e che queste pagine hanno fortemente influenzato
          lo scrittore decadente Yukio Mishima (da molti definito il D’annunzio d’Oriente), che al
          testo di Tsunetomo ha dedicato un libro dal significativo titolo Sul pazzo morire. 12
             Se si fosse posta a Myamoto Musashi la stessa domanda, cioè che cos’è la “via del
          guerriero”, questi, dall’alto dei suoi più di 100 combattimenti corpo a corpo, avrebbe
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          certamente risposto che il bushido è la via della vittoria.
             E di questo concetto è totalmente impregnato il Go rin no sho (“Il libro dei cinque
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          anelli”) , che appunto per questo (e nonostante il suo carattere “esoterico”) è un must
          nelle più prestigiose Business school.
             Questa percezione cambia completamente con la cultura romantica o tardo roman-
          tica, e successivamente con l’avvento delle guerre di popolo o ideologiche... Ma poche
          cose tolgono equilibrio all’analisi strategica quanto la pesante ipoteca di una visione
          romantica della guerra. Un primo esempio è il movimento della “causa perduta” dopo
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          la Guerra di secessione  o i miti della destra francese: la carica della vecchia guardia a
          Waterloo, Camerone, Dien Bien Phu… Comunque se c’è un Paese dove questo dimen-
          sione acquista un’estensione peculiare è proprio l’Italia. 16

          Guerra civile come metafora della storia italiana
             Non sarà sfuggita l’insistenza con cui la pubblicazione di nuovi e controversi volumi
          e di monografie di riviste storiche (con il contributo di numerosi convegni in materia)
          ha riportato in primo piano il dibattito sul problema della pacificazione nazionale del
          nostro Paese e sulla necessità di porre fine a questo strisciante conflitto civile che - per
          oltre 70 interminabili anni - ha imprigionato le sue migliori energie. Prima di entrare
          nel merito, però, non possiamo non fare una serie di considerazioni preliminari che ci
          appaiono fondamentali.
             Per molteplici ragioni, delle numerose guerre civili occorse nella storia solo poche
          sono state formalmente inserite all’interno di questa categoria; a ben guardare, non lo
          sono state neanche tutte le guerre civili dell’antichità classica e romana che hanno con-
          tribuito alla definizione di questa fattispecie polemologica. La qualifica “civile” è stata
          accordata dagli storici con molta parsimonia; la si è usata, in genere, per quei conflit-
          ti “interni” ai quali sono state “ufficialmente” riconosciute le caratteristiche di essersi
          conclusi in modo definitivo e di aver ri-fondato una nazione su basi totalmente nuove:
          nell’elenco possono essere sicuramente inserite la guerra civile inglese (1641-46), quel-

          12   Y. Mishima, Sul pazzo morire, Ar, Padova, 1989.
          13   Musashi (1584 - 1645) è stato un militare e scrittore, considerato il più grande spadaccino giapponese della
             storia.
          14   M. Musashi, Il libro dei cinque anelli, Mediterranee, Roma, 1993.
          15   Cfr. La retorica della causa persa di N. Zotti su www.warfare.it.
          16   Cfr. Da Salò al governo di F. Germinaio, Bollati Boringhieri, Torino, 2005.
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