Page 239 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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dall’ipocrisia di Stato e dalla boria accademica. Ma le due memorie scorrono ripetitive,
senza confronti e tanto meno fecondazioni reciproche, confermate nei rispettivi spazi
sociali dai periodici e avvilenti autodafé antirevisionisti in cui eccelle la mediocrità uni-
versitaria. Proprio l’impossibilità di una memoria comune certifica un Paese diviso, un
concetto partigiano della nazione, connotato dall’idea del “nemico interno”». 17
Proprio sul tema della “guerra civile” lo storico Claudio Pavone incontrò le rea-
zioni più aspre. Quella categoria era stata utilizzata da una pubblicistica neofascista
volta a metter sullo stesso piano le opposte parti. Ma il libro poneva alle origini della
Repubblica un irto groviglio di questioni, e impediva di rimuovere la corposa presenza
del fascismo nella storia nazionale. Costringeva a non appannare limiti e tragedie della
Resistenza, a riflettere sul convivere di alto impegno etico e rischio di totalizzazione in
una guerra partigiana contro un nemico che aveva tutti i requisiti per essere qualificato
come nemico totale. Spingeva a interrogarsi su «quella zona di confine che in ciascun
uomo si colloca fra il territorio del bene e il territorio del male, che se lo contendono».
Rileggendo questi passaggi si comprende meglio non solo quanto pesanti fossero i
tabù che venivano infranti ma anche quanti stimoli ne vennero. Ne venne un interrogarsi
sulla nostra storia capace di contrastare quelle volgarizzazioni e svalutazioni complessi-
ve di essa che riprendevano vigore in quel periodo, proprio in relazione alla Repubblica
e alle sue origini.
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La memoria - e in particolare quella dei vinti - assume un ruolo centrale; basti pen-
sare al ritorno di parole d’ordine come “la memoria tradita”, o “la memoria rinnegata”.
Mario Castellacci, forse uno degli interpreti più acuti e originali della memorialistica
della Rsi, aveva titolato il suo ultimo libro, edito e più volte ristampato da Mondadori,
proprio La memoria bruciata. 19
Dal difficile tentativo di mediare storia e memoria prendono il via anche le ultime
opere di Gianpaolo Pansa. Proprio l’incontro con l’“altra” memoria “costringe” Pansa a
fare i conti con la necessaria e non più rimandabile contaminazione dei percorsi nel cuo-
re della tragedia italiana: la vergogna per il disonore dell’8 settembre, l’incendio della
guerra civile, la cieca spirale fatta di brutalità e di vendette contrapposte, di agguati, di
rastrellamenti, attentati e rappresaglie che si prolungherà ben oltre il 25 aprile secondo
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il ben noto adagio “guai ai vinti”.
A sottolineare l’importanza dei questo approccio, nel quadro più ampio di un mo-
mento di ricomposizione della memoria nazionale, queste parole di Giano Accame (par-
te integrante di una lunga intervista pubblicata sulla rivista Millenovento, a ridosso della
pubblicazione de I Figli dell’Aquila): «(…) Pansa non è reticente su niente. Di solito,
invece, nella memorialistica della Rsi sembra che tutti fossero stati al fronte e nessuno
invischiato negli orrori della guerra civile, si tace sulle diserzioni, della gente che scap-
pava. Invece sia gli orrori sia le diserzioni sono ricordate da Pansa e la completezza
17 V. Ilari, Guerra civile, Ideazione, Roma, 2001 - pag. 5
18 I padroni della memoria di E. Galli Della Loggia su www.corriere.it
19 M. Castellacci, La memoria bruciata, Mondadori, Milano, 1996.
20 Sul numero 1 della rivista Millenovecento, novembre 2003.

