Page 235 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          La “memoria dei vinti” storia di un’idea


          Salvatore SANTANgElo




                a “Memoria dei vinti”: per dare un significato a questa frase proviamo a “smontar-
          L la” e a cercare la definizione esatta dei due termini che la compongono: “memoria”
          e “vinti”.
             La memoria è l’idea, la nozione o l’immagine di cose, persone o avvenimenti che si
          conserva nella mente. O meglio è la funzione psichica che permette di riprodurre stati
          di coscienza passati, di poterli riconoscere come tali e di localizzarli nello spazio e nel
          tempo.
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             Il vinto è colui che ha patito una sconfitta in una guerra, in uno scontro (per estensio-
          ne il nemico). Si tratta di un termine carico di significati che rimanda a una polarizza-
          zione (vincente / perdente - capitolare / resistere) e a una dinamica: dichiararsi (o darsi
          per) vinto.  2
             Provando a tirare le somme, la “memoria dei vinti” sarebbe quanto rimane (in termi-
          ni di ricordi o suggestioni) di coloro che a seguito di una competizione (militare, d’affari
          o sportiva) sono stati sconfitti. Quindi di quanto, a parità di circostanze, non si dovrebbe
          fare per evitare di subire un’analoga sorte, ossia quella di essere annientati, debella-
          ti, sbaragliati o sgominati. Quindi un’interpretazione letterale dovrebbe rimandare alla
          memoria di un’umiliazione, di un’inadeguatezza, di una mancanza di preparazione o
          semplicemente di un’inferiorità (concetto esplicitato anche dalla massima popolare «La
          vittoria ha cento padri, ma la sconfitta è orfana»).
             Al contrario, in una specifica accezione, e in particolare in Italia, questa espressione
          rimanda quasi a una sorta di eredità morale, connotata da un’accezione per certi versi
          positiva, come se coloro che sono stati sconfitti lo siano stati per condizioni che pre-
          scindevano dalle loro possibilità (disparità abnorme tra i due contendenti) oppure dalla
          “sorte avversa” («Mancò la fortuna non il valore» ).
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             Con il presente lavoro cercheremo di comprendere come si è giunti a questa conclu-
          sione che ha totalmente ribaltato non solo il senso comune (imparare dal vinto per non
          ripetere gli stessi errori), ma anche un approccio culturale, filosofico e per certi versi
          estetico che ha sempre messo al centro la vittoria; come disse André Malraux «non ci
          sono cinquanta modi di combattere, non ve ne è che uno, essere vittorioso». 4




          1    Cfr. la voce “memoria” su www.treccani.it.
          2    Cfr. la voce “vinto” su www.treccani.it.
          3    Questa iscrizione è stata realizzata, il primo luglio 1942, dagli uomini del VII reggimento dei bersaglieri su
             un cippo ai margini della strada litoranea (a 111 chilometri da Alessandria d’Egitto) per ricordare i caduti
             italiani in una guerra condotta senza mezzi adeguati.
          4    A. Malraux, La speranza, Mondadori, Milano, 2003.
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