Page 231 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          ridusse notevolmente e la “banda dei niscemesi” subì un duro colpo con l’uccisione del
          boss Rosario Avila, il cui cadavere venne rinvenuto nelle campagne tra Gela e Nisce-
          mi, il 17 marzo 1946. Entro la fine dell’anno furono scoperte duecento associazioni a
          delinquere, 1176 fuorilegge arrestati e diciannove uccisi. Nell’aprile del 1946, a conclu-
          sione delle operazioni di polizia, il reggimento di fanteria Garibaldi venne trasferito in
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          Toscana .
          Per quanto riguarda la GRIS, catturato Gallo, dispersi in una clandestinità difensiva gli
          esigui nuclei, si affievolì l’azione eversiva. Nei documenti del SIM è confermata la ne-
          goziazione tra Stato e MIS a partire dalla primavera del 1946. Fu proposta una trattativa
          agli indipendentisti: abbandono del programma separatista, accettazione dell’autono-
          mia, rinuncia alle azioni armate. I separatisti – vista la grave situazione in cui versava
          il movimento – proposero in cambio la rimozione di Aldisio dalla carica di Alto Com-
          missario, l’amnistia per i reati politici e la scarcerazione di tutti i separatisti, il ritorno
          dal confino di Finocchiaro Aprile, Varvaro e Restuccia, riconoscimento della libertà di
          stampa e di riunione e legalizzazione del Movimento. Da una parte si spense il sovver-
          sivismo armato separatista e si accettò il compromesso autonomista, dall’altro ebbero
          termine le operazioni militari in grande stile. Il MIS, di fatto, si snaturalizzava, perdeva
          la propria essenza e buona parte dei simpatizzanti.
             Il dibattito interno si ridusse all’appoggio alla repubblica o alla monarchia. Finoc-
          chiaro Aprile e Varvaro sostenevano la prima opzione, mentre i nobili Tasca e Carcaci
          propendevano per la seconda  e al proposito intavolarono delle trattative segrete con i
          monarchici. Il generale Schiavo Campo, aiutante di campo di Umberto di Savoia, in-
          contrò i separatisti e propose, in cambio del sostegno alle urne, l’appoggio della casa
          sabauda all’indipendenza siciliana la cui corona sarebbe stata affidata, in unione perso-
          nale insieme a quella d’Italia, al giovane Vittorio Emanuele IV sotto reggenza di Vittorio
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          Emanuele Orlando . Varvaro si oppose sostenendo si trattasse di un inganno, la trattati-
          va fallì e il MIS si disse “agnostico” in tema di scelta del nuovo assetto politico italiano.
          Il 2 giugno le elezioni della Costituente sancirono la definitiva sconfitta del movimento.
          La DC ottenne 643.046 voti (46%), i partiti di sinistra, complessivamente 409.434 voti
          (29%), il Partito dell’Uomo Qualunque, 185.266 (13%) e il MIS 166.332 (12%). Il fron-
          te separatista iniziava a lacerarsi e serpeggiò l’ipotesi di una scissione. Varvaro riteneva
          che, nel nuovo contesto italiano, il MIS dovesse adeguarsi alla vita politica e scelse di
          trasformarsi in un partito di sinistra, mentre Finocchiaro Aprile chiudeva a qualsiasi
          schieramento. La rottura tra i due si consumò nel corso del III Congresso Nazionale di
          Taormina (31 gennaio, 3 febbraio 1947) quando la corrente varvariana fu espulsa su
          pressione della frangia Tasca-Carcaci, i due nobili filo-monarchici che ovviamente non
          avrebbero accettato la svolta “populista” caldeggiata da Varvaro. A seguito della scis-
          sione, i varvariani costituirono il Movimento per l’Indipendenza della Sicilia democra-
          tico-repubblicano (MISDR) ritenendolo l’unico depositario dell’autentico patrimonio


          45  AUSSME, Memorie Storiche Divisione Aosta, anno 1945 e Ivi, Fondo SIM, I Div., b. 229. 15 marzo 1946.
                                                                  A
          46  I particolari del progetto Tasca-Carcaci sono in S. M. Ganci, L’Italia antimoderata: radicali, repubblicani,
             socialisti, autonomisti dall’Unità a oggi, Guanda, Parma, 1968, pp. 338-340 e in un’intervista del giornalista
             Marcello Cimino ad Antonio Varvaro in «L’Ora», Palermo, 9 marzo 1966.
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