Page 227 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
P. 227
867
ActA
Giuseppe Lo Giudice, “Pippo”, l’ultimo giovane rantolante era Armando Romano che
si sarebbe salvato. Sul posto, i rilievi vennero fatti dal procuratore della sezione auto-
noma del Tribunale Militare di Catania assistito, per gli esami necroscopici, dal prof.
Ferdinando Nicoletti, direttore dell’Istituto di medicina legale della Regia Università di
Catania. Canepa decedette poco dopo il trasporto all’ospedale di Randazzo. La sera si
spensero anche Rosano e Lo Giudice, mentre Romano, ricoverato in cattive condizioni,
34
riuscì a sopravvivere . Nel motofurgone Guzzi vennero rinvenuti: due moschetti mitra
Berretta, due pistole mitragliatrici tedesche, una carabina automatica americana, due
moschetti mod. ‘91, tre pistole automatiche, ventiquattro bombe a mano Breda, due
bombe a mano S.I.P.E., sei bombe a mano tedesche, 345 cartucce varie, altro materiale
di equipaggiamento e la somma di 305.000 lire.
La versione dei fatti riportata nei verbali ufficiali, venne contestata dai separatisti
che sostenevano la teoria secondo la quale i carabinieri non avevano intimato l’alt al
motofurgone, ma avevano aperto direttamente il fuoco con il preciso intento di uccidere
il capo dell’EVIS . Da quanto emerso dai documenti del SIM, l’intelligence sapeva che
35
a capo dell’EVIS c’era un certo Mario Turri – al proposito erano in corso indagini – ma
non era ancora giunta a scoprire la sua vera identità. L’identificazione di Antonio Canepa
con Mario Turri avvenne di fatto solo dopo il conflitto a fuoco. Restano tuttavia non ben
chiare le dinamiche dello scontro anche perché i verbali riportano versioni leggermente
diverse. In alcuni passaggi si parla di una bomba a mano lanciata da un separatista, in al-
tri di un ordigno riposto in una delle tasche di Canepa che venne colpita da un proiettile
ed esplose, mentre i separatisti sostengono che la bomba sia stata lanciata dai carabinie-
ri. Da prendere in considerazione è un’altra teoria plausibile secondo la quale le forze
dell’ordine, in attesa di un’importante carico di armi, vedendo il motofurgone forzare il
posto di blocco, abbiano deciso di aprire subito il fuoco sull’automezzo provocandone
l’uscita di strada e l’impatto contro il muretto che delimitava la carreggiata. Gli evisti
pertanto decidevano di uscire dal veicolo per sostenere il conflitto a fuoco. Dopo l’e-
splosione dell’ordigno, mentre due riuscivano a dileguarsi nelle campagne circostanti,
36
quattro rimanevano gravemente feriti .
La notizia dei fatti di Murazzu Ruttu destò commozione nell’opinione pubblica se-
paratista che ergeva le giovani vittime a martiri dell’agognata libertà e Canepa a sommo
esempio da emulare.
Su impulso di Attilio Castrogiovanni, Concetto Gallo, Giovanni Alliata, Lucio Tasca,
Stefano La Motta e i fratelli Carcaci, venne fondato l’esercito della Gioventù Rivoluzio-
34 ACS, MI, Gab., aa. 1944-45, b. 140, f. 12421 (Catania). Rapporto della Prefettura di Catania al ministero
dell’interno e all’Alto commissariato per la Sicilia (Catania, 22 giugno 1945). Conflitto a fuoco sostenuto
da militari della stazione di Randazzo con elementi della formazione clandestina di un sedicente esercito
A
volontario per la indipendenza siciliana (EVIS). Ulteriore rapporto si trova in AUSSME, Fondo SIM I , b.
249, f. 3, Palermo, 18 giugno, 1945.
35 Di recente Salvo Barbagallo in Antonio Canepa, ultimo atto, Bonanno, Acireale, 2012 e id., L’uccisione
di Antonio Canepa. Un delitto di Stato?, Bonanno, Acireale, 2012, sostiene la tesi di un agguato ad hoc,
pianificato dai servizi segreti americani per l’eliminazione fisica del “professore guerrigliero”, il cui
programma politico era ormai in netta contraddizione con gli accordi di Yalta.
36 A. Battaglia, op. cit., p. 121.

