Page 225 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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             Nel  febbraio  del  1945 il  separatismo  era  ormai  privo  dell’appoggio  alleato,  era
          combattuto dal governo, estromesso dalle principali amministrazioni pubbliche e stava
          attraversando una preoccupante crisi a causa della riorganizzazione dei partiti politici
          che in maniera compatta ne sconfessavano il pensiero e la condotta: il PCI appoggiava
          l’autonomia regionale e la DC, nelle battute iniziali, si pronunciava favorevolmente a
          un largo decentramento. Dopo la confusione che aveva permesso al MIS di proliferare,
          l’organizzazione e l’affermazione di questi i partiti – che si ponevano come mediatori tra
          la Sicilia e lo stato unitario nel solco di una auspicabile autonomia e nel netto rifiuto del
          separatismo – sottraevano pericolosamente il consenso della massa al movimento sepa-
          ratista. Gli strati popolari iniziavano a optare per il PCI o per il PSIUP (Partito Socialista
          Italiano di Unione Proletaria), mentre la variegata borghesia e vasta parte di ex fascisti
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          confluivano nella Democrazia Cristiana .
             In questa travagliata fase, nell’ottobre del 1945, l’arresto e il confino a Ponza dei
          leader dell’ala moderata (Finocchiaro Aprile, Varvaro e Restuccia), consentì alla frangia
          eversiva del MIS di affermarsi (Canèpa, duchi di Carcaci, Gallo, Castrogiovanni) con-
          ducendo la rivolta armata contro le istituzioni statali . Antonio Canèpa, professore di
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          Dottrine Politiche dell’Università di Catania, conosciuto con lo pseudonimo di Mario
          Turri e autore del saggio clandestino Sicilia ai siciliani!, era di ritorno dall’esperienza
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          partigiana . Approfittando della sua carica, si prodigò nella formazione e nel recluta-
          mento di giovani militanti del nascente Esercito Volontario per l’indipendenza della
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          Sicilia (EVIS) .
             L’EVIS si avvicinò anche alla malavita locale stringendo un patto secondo il quale i
          banditi – tra cui Giuliano, Calò, Avila – si univano alla lotta armata. I malavitosi e i mi-
          litanti separatisti condividevano l’opposizione all’autorità statale e all’ordine stabilito,
          pertanto strumentalizzandosi vicendevolmente siglarono l’accordo il 15 maggio 1945
          nell’incontro tra Giuliano – che avrebbe assunto il grado di colonnello dell’EVIS – e
          Attilio Castrogiovanni .
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             Il 24 maggio, alla testa di quaranta militanti, Canepa si spostò in contrada Sam-
          buchello di Cesarò, area strategica al confine di quattro province (Messina, Palermo,
          Catania, Enna) e mise in atto un’azione dimostrativa occupando una caserma del Corpo
          Forestale. Le forze dell’ordine ricercarono il capo dell’EVIS senza successo mentre
          egli, sotto falso nome si spostava liberamente tra Catania e Palermo in cerca di armi e


          27  Nel 1944 gli iscritti alla DC erano 47.692 in 162 sezioni. Il partito iniziava a configurarsi come nuovo blocco
             d’ordine.
          28  F. Cappellano, op. cit., p. 28.
          29  Vedi A. Caruso, Arrivano i Nostri, , Longanesi, Milano, 2004, pp. 138 e segg. Vedi anche l’articolo F. Renda,
             Canepa, l’intellettuale separatista e guerriero, «La Repubblica» di Palermo, 5 agosto 2008.
          30  Nel 1933 Canepa aveva tentato un colpo di stato a S. Marino per dimostrare la presenza attiva di nuclei
             antifascisti. Il coup de main era fallito, il professore era stato tratto in arresto ma scarcerato nel 1934 per
             aver ottenuto il riconoscimento dell’infermità mentale da lui simulata. Durante il Secondo conflitto mondiale
             era stato particolarmente attivo in azioni di sabotaggio ai danni di postazioni tedesche come l’attacco alla
             base aerea di Gerbini, a Motta Sant’Anastasia, il 9 giugno 1943. Dopo l’inizio dell’Operazione Husky, si era
             trasferito in Toscana dove aveva preso parte alla resistenza partigiana prima di ritornare in terra natia.
          31  Cit. in F. Renda, Storia della Sicilia…, p. 223.
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