Page 226 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           finanziamenti . Il denaro avrebbe coperto oltre le spese per l’acquisto delle armi, anche
           quelle relative al soldo dei guerriglieri che, secondo le stime della polizia, ricevevano
                                                               33
           200 lire al giorno, il vitto e un pacco di sigarette americane .
              Le indagini dei carabinieri, grazie alla fitta rete di confidenti, riuscirono a pervenire
           a informazioni di grande importanza: un individuo non ben identificato, che voleva di-
           sfarsi di alcune armi ritrovate, avrebbe venduto alcuni moschetti, un fucile mitragliatore
           e diverse bombe a mano a elementi aderenti all’EVIS. La mattina del 17 giugno, le armi,
           caricate su un quadrupede, sarebbero state trasbordate su un autofurgoncino che si sa-
           rebbe diretto alla volta di Randazzo. Il maresciallo dei CC.RR., Salvatore Rizzotto, die-
           de precise istruzioni per sorprendere il mezzo in transito. Alle cinque del mattino del 17
           giugno, il maresciallo, con il vicebrigadiere Rosario Cicciò e il carabiniere Carmelo Ca-
           labrese, approntò il posto di blocco sulla statale n. 120, a qualche centinaio di metri dal
           bivio per Cesarò, in contrada Murazzu Ruttu, dietro un muro con porta di accesso a un
           appezzamento di terreno recintato. Dopo tre ore d’attesa, verso le ore otto, a un centinaio
           di metri apparì un motofurgone Guzzi, targato Enna 234, che in realtà non corrispondeva
           all’autofurgoncino atteso. Non escludendo si potesse trattare di un improvviso cambio
           per sopravvenute necessità, i carabinieri ne intimarono il fermo. Il mezzo rallentò, dando
           l’impressione di fermarsi, ma all’improvviso accelerò l’andatura.
              Il carabiniere Calabrese esplose un colpo di moschetto in aria a scopo di intimida-
           zione e il motofurgone si fermò a circa 40 metri di distanza. I militari lo raggiunsero di
           corsa. Sulla destra rimase il vicebrigadiere Cicciò che chiedeva al conducente perché
           non avesse subito ottemperato all’intimidazione, sulla sinistra, il maresciallo maggiore
           Rizzotto e a tergo il carabiniere Calabrese il quale, scorgendo nel cassone armi e muni-
           zioni, impugnando il moschetto gridò «mani in alto!».
              I sei occupanti del mezzo non si mossero. Uno di loro sparò un colpo di pistola che
           raggiunse Calabrese, mentre anche gli altri iniziarono a fare fuoco. Un ulteriore proiet-
           tile colpì Calabrese e un terzo smussò la punta della scarpa sinistra del vicebrigadiere
           Cicciò. I carabinieri risposero al fuoco, un separatista che stava per lanciare una bomba a
           mano venne ferito e l’ordigno, cadendo sul posto, esplose dilaniandolo e ponendo tragi-
           camente fine al conflitto. Nonostante la deflagrazione, due dei sei evisti, Antonino Velis,
           “Nino”, e Pippo Amato, “Joe”, rimasero illesi, rimisero in moto il furgone e cercarono di
           fuggire. Il mezzo proseguì precariamente per 680 metri prima di sbandare e schiantarsi
           contro un muro di via Marotta. Dopo l’impatto, i due giovani fuggirono a piedi dileguan-
           dosi nelle campagne circostanti e lasciando sull’abitacolo i commilitoni gravemente fe-
           riti. Rimasero ansanti Antonio Canepa, che presentava vasta e profonda ferita alla coscia
           sinistra, prodotta dallo scoppio della bomba e ferite da scheggia in varie parti del corpo;
           il suo aiutante, lo studente universitario Carmelo Rosano, “Aldo”, colpito da schegge
           dello stesso ordigno al torace e all’addome; il terzo era uno studente del quinto ginnasio,


           32  I finanziamenti avrebbero dovuto coprire, oltre che le spese per l’acquisto delle armi, anche quelle relative al
              soldo dei guerriglieri che – a differenza dei proclami iniziali – secondo le stime della polizia, ricevevano 200
              lire al giorno, il vitto e un pacco di sigarette americane.
           33  ACS, MI, Gab., aa. 1944.45, b. 140. Nota del maggiore comandante del gruppo di Messina dei RR. CC.
              all’Alto Commissario per la Sicilia e al Comando generale dell’Arma. Messina, 3 giugno, 1945.
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