Page 228 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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868 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
naria per l’Indipendenza Siciliana (GRIS). La differenza tra EVIS e GRIS era sottile ma
rilevante: il primo era nato dall’intesa con il MIS e a tale Movimento doveva rispondere
e rendicontare le proprie attività, mentre la GRIS era a sé stante, creata dalla frangia più
eversiva e violenta che escludeva, in tal modo, la frangia moderata del MIS. Il successo-
re di Mario Turri alla guida delle truppe separatiste era Concetto Gallo che scelse, con un
atto altamente simbolico, il nome di battaglia Turri Secondo. Il nuovo quartier generale
si trovava in contrada Santo Mauro, precisamente quota 530 di Piano delle Fiere (Monte
Moschitta) a sud-ovest di Caltagirone. L’esercito era così composto:
- Brigata “Rosano”, circa 150 uomini.
- Brigata “Turri”, circa 150 uomini;
- Brigata “Canepa”, circa 150 uomini;
- Brigata “Giudice”, circa 150 uomini.
Le armi in dotazione erano fucili, armi automatiche tedesche, italiane e americane,
bombe a mano, dinamite e artiglieria leggera.
Per quanto riguarda il traffico clandestino di armi per la Sicilia, le accurate indagini
del Servizio Informazioni Militare riuscirono a giungere al nome di uno dei principali
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responsabili : si trattava di un certo Francesco Scala, che individuato a Genova, venne
seguito al fine di ricostruire l’iter clandestino del commercio di materiale bellico in fa-
vore della GRIS. Da Milano si raccoglievano munizioni e armi che una volta caricati su
autocarri, convergevano a Savona e, a mezzo naviglio, salpavano per l’isola. L’indagine
permise di scoprire che gli armamenti usati dai separatisti, dunque, non erano soltanto
quelli rimediati in Sicilia, ma che era stato organizzato un efficiente e articolato traffico
clandestino di compravendita .
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Nel contempo, iniziavano gli agguati contro le istituzioni statali. Il 16 ottobre la
“banda dei niscemesi” di Rosario Avila attaccò una stazione di carabinieri di Niscemi
uccidendo tre militari. Nello stesso periodo Giuliano attaccò e occupò le stazioni di
Bello Lampo, Pioppo, Montelepre, Borgetto e Falcone. Per due volte si tentò l’assalto al
deposito di munizioni di Villagrazia. Il colonnello evista, grazie al suo ascendente e alle
sue indubbie capacità di guerrigliero, riuscì ad organizzare una banda efficiente e disci-
plinata che godeva dell’appoggio della popolazione compresa tra Montelepre, suo paese
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di nascita, Partinico, Monreale e San Giuseppe Jato . Erano frequenti gli spostamenti
a cavallo e le azioni militari erano organizzate sulla guerriglia, con attacchi improvvisi
e repentini. Colpi di mano, omicidi mirati, agguati a colonne motorizzate e pattuglie a
piedi, assalti a piccoli distaccamenti militari isolati divennero sempre più comuni. Fu
compiuta anche un’azione dimostrativa contro la caserma dei Carabinieri Reali di Mon-
telepre che servì ad attirare rinforzi moto blindati da Palermo. La colonna di soccorso
cadde nell’imboscata preparata dagli uomini di Giuliano perdendo un autocarro, un’au-
toblindata e lamentando venti feriti.
Le forze di pubblica sicurezza presenti sull’isola, furono rinforzate con mezzi e armi.
A
37 AUSSME, Fondo SIM I div., b. 229, Comunicazione del cap. Di Dio. 22 dicembre 1945.
38 Ibidem.
39 F. Cappellano, op. cit., p. 29.

