Page 277 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          il passo a immagini positive frutto della fusione dell’indole guerriera con un’esistenza
          di contadini virtuosi.
             Si cercò di consolidare, in generale, il mito di una vita bucolica felice, lontana dalle
          convulsioni della vita moderna. In mancanza della storia patria, svolgono un ruolo po-
          sitivo le leggende, spiega Araquistain, in quanto esse riescono ad infondere nei lettori il
          culto del focolare paterno, l’amore per le montagne, l’amore verso la patria.
             La letteratura riesce a creare miti che si sostituiscono alle storie in modo efficace. La
          storia forma persone colte, ma egli afferma che solo le tradizioni e i canti hanno la forza
          di infiammare l’immaginazione di un popolo.
             Due sono gli elementi presenti negli scritti di Araquistain: i baschi lavorano felici
          come agricoltori e difendono questa esistenza con le armi. Gli autori degli scritti del
          periodo tra le due guerre sceglievano le trame in modo da poter elogiare la tenacia e
          l’attaccamento alle tradizioni dei guerrieri baschi per preparare, così, gli animi alla pros-
          sima guerra.
             Negli anni successivi all’ultima guerra carlista, lo schema è sempre lo stesso.
             Lo scenario di una guerra persa si trasforma nell’elogio di un popolo dedito al lavoro
          nei campi e cattolico che, con le armi, risponde a tutti quelli che cercano di violarne la
          condizione di popolo eletto che si dispera per la perdita del diritto (fueros) e che teme
          con la perdita dell’idioma euskera l’annullamento storico. I luoghi comuni che carat-
          terizzano il popolo basco, risultano essere utilizzati come verità storiche documentate
          per esaltare l’orgoglio basco. Ora questa identità verrà protetta dai simboli a cui viene
          dato un valore sacro. Esempio di questa vocazione  verso il sacro è il poema di Miguel
          de Unamuno  Salve, albero benedetto. Il saluto all’albero va unito al lamento per la
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          soppressione dei diritti, inteso come la perdita delle vecchie leggi che regolavano l’or-
          dine tradizionale, ma anche come annuncio di una loro rinascita verso una primavera
          duratura.
             Coetaneo di Miguel de Unamuno era Sabino de Arana Goiri che, pur condividendo
          col primo il tentativo di salvaguardare l’anima basca, sentiva la minaccia di un decadi-
          mento della stessa a causa del continuo contatto con un popolo degenerato come quello
          spagnolo.
             Le antiche leggi avevano un valore di salvaguardia dei valori razziali. Nella visione
          di Sabino Arana il concetto di razza era associato alla purezza di sangue che solo il po-
          polo basco possedeva in quanto tradizionale e cristiano.
             A partire dal 1876, nella città di Bilbao ci fu una forte industrializzazione che richia-
          mò parecchi lavoratori forestieri, provocando così un’erosione degli usi tradizionali,
          tanto che la predicazione dei baschi in Navarra suscitò inutili proteste per la lenta spa-
          rizione della componente basca in una società ancora preindustriale. Vecchio e nuovo
          razzismo e fueros, saranno le componenti della dottrina del primo nazionalismo basco.
          La predicazione, invece, in Vizcaya incontrava terreno fertile nei gruppi autoctoni che
          si erano trovati di fronte ad un cambiamento socio-economico nel quale percepivano la
          formazione di un nuovo potere vincolato all’industria mineraria e siderurgica.
             Alla violenza del processo di mutamento economico, demografico e culturale, si ri-

          12  Miguel de Unamuno y Jugo (1864-1936) filosofo, scrittore, drammaturgo e politico di origini basche.
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