Page 275 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          come punto di riferimento per proporre un nuovo sforzo bellico orientato, stavolta, verso
          la conquista della propria sovranità.
             La carenza di rivendicazioni storiche fu sanata con la creazione di leggende che servi-
          rono a trasformare gli aspetti politici in diritti storici, legittimando così anche l’uso della
          violenza. Il romanzo di Navarro Villoslada ha reso possibile la diffusione del pensiero
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          di Joseph Augustin Chaho  riguardo l’indipendenza originaria del popolo basco ed ha
          ricoperto un importante ruolo nella formazione di numerosi esponenti del nazionalismo.
             Tutto ciò fissava il punto di partenza del ciclo mitico nelle lotte medievali con il con-
          seguimento dei diritti del popolo basco, ottenendo così un riconoscimento storico della
          propria esistenza. Questa fase mitica si conclude con la sconfitta delle guerre carliste
          e con l’inizio di un altro ciclo: il preludio al nazionalismo di Sabino Arana, secondo il
          quale la lotta doveva servire al raggiungimento dell’indipendenza  definitiva dalla na-
          zione spagnola.
             Ma quali sono le fondamenta su cui si regge la società basca? Questa è fondata su
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          due elementi cardine: la casa e il paese.  Il centro di tutto non è l’individuo bensì il fo-
          colare, la dimora nella quale il padre svolge il ruolo di colui che la conserva. Tutto può
          trasformarsi all’interno di una famiglia ma la casa resta sempre li, immodificabile. L’ag-
          gregazione di più famiglie crea un ordine all’interno di un paese, con un grande con-
          trollo sui formalismi e sui comportamenti e con l’esclusione dalla comunità di chi non
          rispetta le regole. Colui che si adegua ai valori nazionalisti del momento può compiere
          qualsiasi forma di violenza ed essere considerato un eroe dai suoi consanguinei, mentre
          colui che non si adegua viene considerato un oppositore e come tale può essere anche
          ucciso. Nell’intervista di Miren Alcedo  ad un militante dell’Eta, egli riferisce che la più
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          grande paura per loro non è l’essere uccisi, bensì il disprezzo e l’emarginazione nel caso
          vengano considerati  traditori. Alla base di questo comportamento ci sono un alto grado
          di coesione sociale e un forte sentimento comunitario, anche grazie alla lingua, impor-
          tante fattore di unificazione all’interno delle terre basche. Essa crea un doppio binario di
          comunicazione: uno esterno, lo spagnolo, utilizzato sul piano del diritto e nelle relazioni
          commerciali e uno interno che concerne anche la religione, elemento atto a proteggere
          le relazioni di potere e a salvaguardare i valori  dei simboli del mondo rurale. Da questo
          isolamento nasce una coscienza di superiorità . Molti sono gli esempi narrati in epoche
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          anteriori in cui la presunta nobiltà sfociava in giudizi razzisti nei confronti di ebrei, arabi
          ed eretici, facendo derivare la loro stirpe dai re magi. A questo proposito una gran quan-
          tità furono gli editti che proclamavano la purezza di sangue nelle province di Guipùzcoa
          e di Vizcaya. Il sistema di privilegi e norme regolato dal codice lo rendeva un diritto e
          non qualcosa di concesso.

          5  Joseph Augustin Chaho (1810-1858) fu uno scrittore e linguista di origini basche. È considerato, con la sua
             opera Voyage en Navarre pendant l’insurrection des basques (1830-1835), tra i precursori dell’indipendentismo
             basco.
          6  Cfr. A. Elorza (coord.), La Historia de ETA, Temas de Hoy, Madrid 2000,  pag. 28
          7  Miren Alcedo è professoressa di antropologia sociale presso l’Universidad del País Vasc. Il testo in oggetto è
             M. Alcedo Moneo, Militar en ETA. Historias de vida y muerte, Haranburu Editor, San Sebastiàn – Donostia
             1996
          8  Cfr. A. Elorza (coord.), op. cit., pag. 30
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