Page 276 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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916 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
Il popolo delle province sopra menzionate si sentiva superiore a qualunque altro, in
quanto seguaci della religione cattolica e portatori, pertanto, di una nobiltà universale.
Da qui un’opposizione forte a chi diverso o straniero, cercasse di stabilirsi in questi
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paesi. Nel testo Peru Abarca di Juan Antonio Moguel, si contrappone la vita dell’uomo
del paese a quella dell’ uomo di città. È l’elogio della vita contadina e bucolica, che
concepisce l’uomo come colui che è capace di procurarsi il mangiare e il vestire e di
fare mestieri come il fabbro. È fedele a Dio e al suo lavoro, padrone della sua famiglia
e dotato di una particolare sapienza la cui essenza consiste nel seguire gli insegnamenti
del passato. È un mondo perfetto che, chiuso in se stesso, rifiuta l’esterno.
Juan Antonio Moguel è riconosciuto come colui che trovò in una casa nobile di Mar-
quina un manoscritto intitolato Il canto di Lelo, un poema che immagina la vittoria del
popolo basco sugli antichi invasori romani. Alla base dello scritto c’è la convinzione
per cui ad un popolo invasore, il popolo basco risponde con la violenza. Affinché questo
sentimento raggiunga una maturazione ideologica, bisogna aspettare l’avvento di una
crisi agraria e quello che ad essa è più strettamente legato ossia le guerre carliste.
La congiuntura economica negativa, nella prima metà del XIX secolo, fece in modo
che le tensioni latenti del mondo agrario si acuissero e si trasformassero in mobilitazioni
antiliberali. La caduta dei prezzi agricoli e il trasferimento delle dogane alla costa ave-
vano creato un malessere tra i contadini, i nobili e il clero arroccatisi su posizioni anti-
liberali. La questione foralista inizialmente non ebbe importanza, ma nel 1839 divenne
elemento cruciale nelle rivendicazioni ideologiche. Le due sollevazioni carliste, negli
anni Trenta e negli anni Settanta dell’Ottocento, furono due scuole di violenza per il
popolo basco. Il carlismo, per la sua semplicità ideologica, si basava su una concezione
manichea delle relazioni sociali, contrapponendo il puro all’impuro.
Tutto ciò che faceva riferimento al liberalismo veniva demonizzato, i liberali veniva-
no chiamati con l’appellativo di “beltzak” (neri) e in seguito “azurbeltzak” (ossa nere).
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Quasi da subito, le guerre carliste incontrarono una legittimazione letteraria che die-
de forza all’immagine di un popolo basco guerriero, capace di respingere tutti i nemici
che tentavano di entrare nel proprio territorio.
Il precursore fu Joseph Augustin Chaho che, prima di inventare la leggenda di Aitor,
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creò nel 1835 quella di Zumalacarregui, combattente per la causa nazionale e l’indipen-
denza basca.
Secondo Chaho, i baschi sono un popolo solare, libero per antonomasia, senza dub-
bio superiore a quello castigliano. Vi si legge l’esaltazione delle capacità di opporsi e
di vincere contro tutti quelli che hanno provato a conquistarli siano essi galli, romani,
visigoti o arabi.
L’esaltazione dei baschi, in situazioni di guerra per cause nobili, viene ripresa dal
fondatore del nazionalismo Sabino Arana.
Quando tornerà la pace, le ragioni effettive del contendere si dissolveranno, cedendo
9 Juan Antonio Moguel (1745-1804) fu uno scrittore spagnolo che adottò la lingua basca.
10 Cfr. A. Elorza (coord.), op. cit., pag. 37
11 Aitor è una figura mitologica creata da J. A. Chaho e comparve per la prima volta nello scritto del 1845 La
leyenda de Aitor. Egli è il patriarca e il dio del popolo basco.

