Page 44 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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684 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
Il ritorno in forze dei mi-
litari italiani in Somalia si
verificò nel 1992, a segui-
to della Risoluzione n. 794
dell’O.N.U. che autorizzò
l’operazione multinaziona-
le Restore Hope per portare
rimedio alla crisi alimentare
che, complice la guerra civile
ed il conseguente caos, aveva
colpito il Paese, portandone
la popolazione sull’orlo del
genocidio. Era questo il pri-
mo intervento di “ingerenza
umanitaria armata” in uno Stato intrapreso senza l’assenso del medesimo, vista peraltro
l’impossibilità di identificare all’epoca un’autorità nazionale somala nel senso comune
del termine. L’Operazione Restore Hope, sia pure rimodulata nelle varie fasi, durò per
l’Italia circa 18 mesi, dal dicembre 1992 all’aprile 1994, e vi presero parte militari di
tutte le Forze Armate.
Per la Marina italiana essa fu contraddistinta dall’impiego di due distinti Gruppi
Navali: il 24°, per il trasporto, il dispiegamento e la protezione dal mare del contingente
nazionale da schierare sul terreno, attivato dall’11 dicembre 1992 al 14 aprile 1993, ed il
25°, per il reimbarco, con relativa protezione dal mare, ed il trasporto sempre del contin-
gente nazionale verso la madrepatria, attivato dal 16 febbraio al 6 aprile 1994.
Terminato nel 1994 l’impegno in Somalia dei contingenti militari occidentali, quello
dell’O.N.U. continuò, ma la situazione non migliorò affatto. Nel corso dei seguenti dieci
mesi il peggioramento fu costante e in dicembre fu chiaro che non restava altro da fare
alle Nazioni Unite che abbandonare ogni speranza di pacificazione e disporre l’evacua-
zione dei circa 8.000 Caschi Blu, che vi si trovavano, con oltre 550 mezzi tra corazzati,
cingolati, ruotati ed elicotteri e 336 containers di materiali. La decisione di procedere
al ritiro dell’intero contingente O.N.U. fu assunta dal Segretario Generale dell’epoca,
Boutros Boutros Ghali e, a seguito della constatazione che le Nazioni presenti con i
propri uomini a terra non avrebbero potuto provvedere autonomamente ed in sicurezza
al ritiro del proprio personale, fu ritenuto necessario costituire una forza multinazionale
cui affidare tale delicato compito.
La decisione di adottare tale linea di comportamento scaturì anche dall’esigenza di
dimostrare, nei fatti e non solo con le parole, la volontà dell’O.N.U. di ritirare e proteg-
gere le proprie forze evitando, nel contempo, di alimentare nella popolazione locale il
convincimento che fosse in atto un tentativo di invasione, come invece propagandato a
gran voce dai capi delle diverse fazioni somale.
L’operazione, affidata al Generale U.S.A. dei Marines Anthony Zinni, fu denominata
United Shield. Di nuovo si dovette ricorrere all’Italia, specie per facilitare lo sgancia-
mento del dispositivo a prevalenza pachistana rimasto in Somalia, e di nuovo toccò alla

