Page 452 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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1092 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
le Ferrovie convennero sull’opportunità che quelle lancette rimanessero ferme a perenne
ricordo. Ad oggi il luogo della memoria di quella strage risiede proprio in quell’orologio.
lo stesso vale per l’Albero di Falcone, un albero che è stato riempito di foto, di
lettere, di fiori, targhe, medaglie dalla cittadinanza, in modo libero e spontaneo. Alla
memoria del magistrato sono state dedicate in via istituzionale aule universitarie, piazze
e aereoporti, luoghi di transito che attivano la memoria della vittima in particolar modo
nel giorno in cui ricorre la sua morte. L’Albero, costantemente colorato dalle parole di
chi non dimentica, è uno dei principali simboli dell’antimafia in Sicilia. È diventato il
soggetto di libri, film, documentari, migliaia di articoli di giornale e servizi televisivi
in tutto il mondo. Era un semplice albero alto quanto cinque piani del palazzo in cui
vivevano Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, che si impone proprio davanti al
portone della palazzina, in via Emanuele Nortarbartolo 23 a Palermo. Dopo il 23 maggio
1992 è diventato speciale: «l’albero Falcone», il muro di legno vivo con migliaia di post,
lettere, disegni di bambini. Giovani, uomini e donne depositano i loro pensieri sul tronco
inossidabile per ricordare la strage di Capaci in cui morirono anche gli agenti della
polizia di Stato Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Il tronco di questo
albero è una lapide in perenne evoluzione. Marcello Dell’Oglio, il portiere dello stabile
da otto anni, dice: «L’albero è meta di persone tutto l’anno non solo il 23 maggio quando
si celebra l’anniversario della strage e qui davanti si svolge la manifestazione col minuto
di silenzio. Vengono grandi e piccini lasciano disegni messaggi, lettere, fotografie. Con
gli anni è diventata la sede per ricordare non solo il giudice Falcone ma anche Paolo
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Borsellino, e tutte le vittime della mafia» . Si trattta di un simbolo costantemente attivo,
perché attivato dalla memoria di liberi cittadini e dal Movimento agende rosse, un
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movimento antimafia nato nel 2009 per volontà di Salvatore Borsellino .
Per non concludere
Le tre tipologie di luoghi della memoria scelti in questa riflessione costituiscono una
sorta di climax ascendente che accompagna la storia culturale di un individuo: si inizia
a familiarizzare con il proprio passato storico attraverso i monumenti “standard”, per
poi passare ad un’esprienza più diretta con quei luoghi che sono stati teatro di eventi
particolari, per preparci, infine, a personalizzare la nostra esperienza e il nostro rapporto
con la memoria storica. In comune le tre tipologie di monumento hanno la finalità di
tutelare la memoria e incoraggiare l’interesse e la curiosità verso il passato, favorendo la
conoscenza e la fruizione di quegli strumenti interpretativi e critici indispensabili ad una
comprensione lucida, non solo del passato e dei suoi processi nel periodo legato all’età
moderna e contemporanea, ma ai fenomeni storici nella loro interezza. In questo modo i
luoghi della memoria operano concretamente per mantenere viva una coscienza comune
attraverso il legame con il proprio territorio, con la sua gente e con la sua storia. Il discorso
teorico sui musei storici italiani e i sui luoghi della memoria ad oggi è ancora ad uno
stadio embrionale. L’assenza di una letteratura scientifica dedicata all’analisi di questa
20 Cfr. Falcone, l’albero della speranza in «Il Secolo XIX», 23 maggio 2012.
21 Il movimento prende nome dal colore dell’agenda del fratello, il magistrato Paolo Borsellino, sparita
misteriosamente dopo la strage di via D’Amelio.

