Page 447 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
P. 447
1087
ActA
8
rivoluzionario» mentre l’elaborazione politica della memoria diventa uno strumento di
9
governo e si istituzionalizza nella creazione degli Archivi nazionali .
«Le commemorazioni di carattere laico realizzate dallo stato diventeranno strumenti
politici e culturali validi ed efficaci del nazionalismo. Infatti, durante la formazione
dello stato-nazione la memoria collettiva diventa sempre più scopo e funzione politica
di governo della nazione» . A tale riguardo non è casuale che verso la seconda metà del
10
XIX secolo una «nuova ondata statutaria, una nuova civiltà dell’iscrizione (monumenti,
targhe di vie, lapidi commemorative apposte sulle case dei morti illustri) sommerge le
nazioni europee» . In tutta Italia il culto dei caduti fu la prima manifestazione liturgica
11
della comunità nazionale. I cimiteri di guerra e i monumenti alla memoria dei caduti
divennero luogo di pellegrinaggio e occasione per la celebrazione di riti patriottici con la
12
venerazione dei simboli della nazione e della guerra . Oltre alla coreografia di bronzi e
marmi, la memoria del primo conflitto mondiale venne portata avanti grazie ai cosiddetti
viali e parchi della Rimembranza, realizzati a partire dagli anni venti, nei quali ogni
morto in guerra avrebbe dovuto avere un suo albero. Negli anni trenta furono realizzati i
13
grandi sacrari militari sul Grappa, sul Pasubio, ad Asiago e a Redipuglia .
Insomma, tra la fine del Settecento e per tutto l’Ottocento ogni stato-nazione
ha provveduto a fornire alla propria memoria collettiva nazionale i monumenti del
ricordo, fino ai due fenomeni memoriali più rilevanti che si produrranno invece tra la
fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento: i monumenti ai caduti e la nascita della
fotografia. I monumenti ai caduti, soprattutto dopo la Grande Guerra, daranno un nuovo
impulso alla commemorazione funeraria e, in particolare con la creazione del monumento
al Milite Ignoto, le nazioni cercheranno di edificare sull’anonimato del soldato morto la
14
propria coesione sociale e culturale e una memoria condivisa . La nascita della fotografia
invece trasformerà radicalmente la memoria «moltiplicandola e democratizzandola,
dandole una precisione e una verità visiva mai raggiunta in precedenza, permettendo
15
così di serbare la memoria del tempo e dell’evoluzione cronologica» . Naturalmente
le mutazioni più significative della memoria sono avvenute nel corso del secolo scorso,
con la comparsa della scienza informatica e la creazione della memoria elettronica e
della banca dati (tendenzialmente illimitata), ma questa china porterebbe lontano dal
fulcro della riflessione che si vuole condurre, si torna pertanto ai luoghi “concreti” della
memoria che si è scelto di prendere in considerazione.
8 Ivi, p. 1095.
9 Le Goff scrive che «il decreto del 25 giugno 1794, che ordina la pubblicità degli Archivi, apre una fase nuova,
quella della pubblica disponibilità dei documenti delle memorie nazionali», ivi, p. 1096.
10 Ivi, pp. 1095-1096.
11 Ivi, p. 1096.
12 Cfr. Emilio Gentile Il culto del littorio, Roma Bari, 1993, pp. 35-36.
13 Mario Isnenghi, L’Italia in piazza. I luoghi della vita pubblica dal 1948 ai giorni nostri, Milano, 1994, pp.
306 - 310.
14 Cfr. Le Goff, Memoria, op. cit. p. 1097.
15 Ivi, p. 1097.

