Page 449 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
P. 449
1089
ActA
essere un grande spazio pensato come un “foro” aperto ai cittadini, in una sorta di piazza
sopraelevata nel cuore della Roma imperiale. In perfetto stile neoclassico avrebbe
celebrato la grandezza e la maestà di Roma e rappresentato l’unità del paese (Patriae
Unitati) e la libertà del suo popolo (Civium Libertati).
Alla fine della Seconda guerra mondiale il Vittoriano continuò ad essere uno dei
luoghi principali per la commemorazione delle vittime delle guerre, con l’aggiunta
anche dei simboli della Resistenza: nella generale simbologia militare del luogo vennero
infatti introdotti gli stemmi delle associazioni partigiane. É in questo modo che lo stato
repubblicano ha cercato di dare al complesso un suo ruolo nel nuovo contesto politico,
ma i risultati in tal senso non sono stati completamente soddisfacenti.
Il 12 dicembre del 1969, stesso giorno della bomba a piazza Fontana a Milano, un
attentato che non fa vittime ne danneggia pesantemente alcune parti. Il Vittoriano viene
chiuso al pubblico e resta in questa condizione per diversi decenni. Per oltre venti anni
rimane una sorta di involucro vuoto, i cui notevoli spazi interni restano inutilizzati ed
aperti al pubblico solo per brevi periodi. La mancanza d’utilizzo del complesso ha portato
ad un graduale degrado del complesso nelle strutture interne a cui si unì il deperimento
esterno dei preziosi marmi. Il film di Peter Greenway del 1987, Il ventre dell’architetto,
mostra la strana situazione del Vittoriano, una sorta di palco su un teatro bellissimo,
Roma con i suoi capolavori, e allo stesso tempo un edificio dileggiato definito dalla
popolazione cittadina “macchina da scrivere” o dagli inglesi e dai francesi “torta nuziale”.
Solo alla fine degli anni novanta ebbe inizio un processo di rivalutazione del
monumento romano che lo riportò in auge ma in una veste nuova, come un luogo con
più significati e accessibile in vario modo. Da un lato è ancora uno dei simboli dell’Unità
italiana ma in una forma rinnovata, più moderna, pronta a soddisfare le richieste di
fruitori diversi.
Se si rivela un caso di studio esemplare per una riflessione sulla socializzazione
mnemonica è fondamentalmente per la sua complessità. Nelle parole di Matteo Troilo:
Il Vittoriano è infatti un luogo simbolo della memoria dell’ultimo secolo di storia
italiana ed è un luogo che nel tempo si è modificato di fronte ai mutamenti della realtà
nazionale. […] il Vittoriano ha assunto negli anni vari ruoli: da luogo di esaltazione del
Risorgimento a centro della memoria per i morti delle guerre mondiali, fino all’attuale
forma di museo e galleria d’arte. S’è compiuto nel Vittoriano lo stesso processo che
Gian Enrico Rusconi ha notato a Berlino per alcuni monumenti […] che, pur rimanendo
invariati, hanno mutato la propria funzione sia simbolica che pratica. 17
Il luogo già esistente
Teatro di eventi tragici, come campi di concentramento, prigioni e via dicendo, questa
tipologia di luogo della memoria richiede una conservazione che implica un processo
di vera e propria “museificazione”, che può assumere forme diverse: dalla rigorosa
17 Matteo Troilo, I 100 anni del Vittoriano. Da luogo della memoria a luogo turistico, in «Storicamente», 7
(2011), Rivista del Dipartimento di Discipline Storiche, Antropologiche e Geografiche dell’Università di
Bologna.

