Page 94 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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734 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
unità così suddivisi: nr. 56 britannici; nr. 115 Gruppo Guardie di P.S.; nr. 108 Compagnia
Carabinieri Eritrea; nr. 37 Constables italiani; Constables eritrei nr. 2.153.
Il Gruppo Autonomo Guardie di Pubblica Sicurezza dell’Eritrea, che si distinse
particolarmente nell’opera antibrigantaggio condotta nei confronti degli sciftà e
nell’attività di ordine pubblico nelle maggiori città eritree, a protezione dell’incolumità
e dei beni non solo dei nostri connazionali ma anche dei nativi, continuò a svolgere i
suoi compiti fino al 1952, anno dell’annessione dell’Eritrea all’Etiopia . (foto 5)
Polizia al fronte
a) Il Corpo Armato di Polizia per l’Albania fu istituito col Decreto Luogotenenziale il 31
agosto del 1939 n. 72, su ispirazione dell’Ispettore Generale di P.S. Giuseppe Gueli,
nominato “Consigliere Permanente di Polizia” presso la Presidenza del Consiglio dei
Ministri albanese.
Inizialmente detto Corpo fu concepito per essere inquadrato nel Corpo di Polizia
italiano ma in pratica, a causa dell’avversione delle Autorità albanesi, la sua
costituzione rimase prevalentemente affidata a personale reclutato localmente.
Teoricamente la sua organizzazione avrebbe dovuto prevedere una Direzione Generale
di P.S. presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, un Ufficio Provinciale di P.S.
presso ogni sede di Prefettura, con uffici distaccati presso le Sottoprefetture ed Uffici
di P.S. di frontiera.
Inizialmente l’azione del Corpo fu concentrata nell’ambito della polizia politica,
risultando scarso l’apporto dato nell’attività di ordine pubblico. Il suo contributo al
conflitto fu molto limitato.
Nel 1942 il Corpo Armato di Polizia fu regolamentato nell’interesse esclusivo degli
albanesi senza più alcuna menzione all’inquadramento nella Polizia italiana.
Da parte italiana, per coprire gli organici fu previsto che funzionari ed impiegati
di altre amministrazioni, così come gli ex ufficiali, potessero essere trasferiti in
Polizia con decreto luogotenenziale, su proposta del Ministro degli Interni, ed essere
mantenuti, in esperimento, per un anno, e che anche sottufficiali e guardie potessero
avere la medesima provenienza o essere tratti dalla vita civile, previa la frequenza di
un corso accelerato.
Ai funzionari italiani di P.S. era riservato l’incarico di “Consigliere Tecnico” presso la
Direzione Generale e presso le Questure, in funzione subalterna rispetto ai superiori
albanesi.
Questo tipo di collaborazione forzata fece scaturire non poche richieste di rimpatrio
che indebolirono alquanto la tenuta del Corpo.
In seguito, l’arruolamento massiccio e poco oculato di poliziotti albanesi finì col
compromettere del tutto la tenuta operativa dell’intera organizzazione.
Un ulteriore fattore di indebolimento fu rappresentato dalla frequenti diserzioni e
dagli attacchi sanguinosi dei partigiani.
Dopo l’8 settembre 1943, con l’assunzione dei pieni poteri da parte della germania,
l’attività del Corpo Armato di Polizia per l’Albania perse di efficacia e validità.

