Page 95 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          b)  Battaglione mobilitato Guardie di P.S. Fiume (1943). Allo scopo di concorrere alle
             operazioni di controguerriglia in svolgimento lungo i confini orientali dell’Italia, il
             10 giugno 1943 fu mobilitato un Battaglione di Polizia composto da 6 ufficiali, 15
             sottufficiali e 524 guardie di Pubblica Sicurezza (foto 6).
             L’intendimento del Ministro dell’Interno nella costituzione del Battaglione era quello
             di continuare  la  brillante  tradizione  già  aperta  dal  Reparto  Guardie  motociclisti
             mobilitato in Albania, quale segno di concorso dei militari della Polizia italiana allo
             sforzo delle valorose unità combattenti del Regio Esercito.
             Per la sua organizzazione esso fu concentrato presso la Scuola Allievi Guardie di
             Caserta e messo agli ordini del Capitano Ermanno Di Loreto.
             Tenuto conto del tipo di impiego cui era destinato,  il Battaglione  fu dotato di
             armamento  specifico:  due  mitragliatrici  pesanti  per  il  fuoco  di  appoggio,  mitra
             Beretta, moschetti Mod. ’91 e pistole automatiche Beretta
             In un primo tempo, la base logistica fu San Martino di Susak (Croazia), nei pressi di
             Fiume, da cui poi prese il nome.
             Dal punto di vista operativo il Battaglione venne posto agli ordini del Prefetto di
             Fiume che l’impiegò in delicati servizi di ordine pubblico, in special modo nei giorni
             che seguirono il 25 luglio 1943.
             In seguito, su disposizione del Comando della 2  Armata, il Battaglione fu inviato di
                                                       a
             rinforzo al 27° Settore Guardia alla Frontiera (G.A.F).
             La prima azione di guerra fu compiuta da una compagnia del citato Battaglione nella
             notte del 18 agosto 1943 nel paesino di Ponikve.
             Fino al 6 settembre 1943, giorno in cui il Ministero dell’Interno dispose il suo rapido
             trasferimento nella Capitale, il Battaglione mobilitato subì gravi perdite in azioni di
             contrasto dei partigiani.
             L’unica  squadra  rimasta  nella  zona  di  Buccari  per  l’espletamento  delle  pratiche
             burocratiche fu massacrata nei tragici giorni successivi all’8 settembre, allorquando,
             di iniziativa, i restanti reparti presenti nella Capitale si batterono a Porta San Paolo a
             fianco di soldati e civili contro l’occupante tedesco.
             Per le azioni svolte alle dipendenza della 2° Armata e per i fatti di Roma del settembre
             1943, fu concessa alla Bandiera della Polizia la Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

          La partecipazione della Polizia di Stato alle missioni internazionali
             Le missioni civili che l’Unione Europea organizza nell’ambito della Politica Europea
          di Sicurezza e Difesa (PESD), divenuta Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC)
          con il Trattato di Lisbona, costituiscono ormai da alcuni anni una delle forme di intervento
          tra le più originali a favore della stabilità e della pace internazionali.
             Intervenendo a sostegno delle funzioni essenziali dello Stato in situazioni di crisi e di
          grave disordine post-conflitto, esse svolgono un ruolo importantissimo nell’assicurare
          la sostenibilità  nel tempo  degli altri  interventi  internazionali,  che di solito le hanno
          precedute, soprattutto di quelli armati.
             La PESD assume tanto più rilievo politico  e valore aggiunto operativo, quanto
          più le missioni di gestione di crisi intraprese nel suo contesto si articolano con le vari
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