Page 157 - Atti 2014 - La neutralità 1914-1915. la situazione diplomatica socio-politica economica e militare italiana
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III SeSSIone - l’ItalIa economIca                                   157



             noto, va alla più nuova tra le fonti di energia: quella elettrica. Nella seconda metà
             del decennio ‘90 si era infatti intensificata notevolmente la produzione di energia
             idroelettrica grazie allo sfruttamento delle risorse idriche custodite dalle vallate
             alpine. Le grandi innovazioni nell’ambito della produzione e, soprattutto, del tra-
             sferimento a distanza dell’energia elettrica fece la differenza rispetto al periodo
             precedente. Nel giro di pochi anni l’Italia si trovò a produrre energia elettrica in
             misura molto significativa: se non furono mai raggiunti di 8 miliardi di kilowatt
             ora della Germania del 1913, si superò agevolmente la produzione francese arri-
             vando nello stesso anno a 2,2 miliardi di kilowatt ora.
                Negli stessi anni anche il settore terziario fece passi da gigante: tra il 1895 e
             il 1907 le somme affidate dai risparmiatori agli istituti bancari italiani crebbero
             da 2,6 miliardi di lire a 5,7 miliardi, raggiungendo alla vigilia della guerra il tra-
             guardo degli 8,5 miliardi. Si trattava di grandi cifre che, in un sistema economico
             come il nostro fortemente influenzato dalla presenza degli intermediari finanziari,
             affluivano alle attività produttive, anche perché proprio in quei primi anni del
             Novecento lo Stato allentò la propria tradizionale capacità di attirare denaro verso
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             il debito pubblico .
                Negli anni di inizio secolo si raggiunse il pareggio di bilancio delle partite cor-
             renti riuscendo in tal modo ad evitare una continua espansione del debito pubbli-
             co: oltre alle misure fiscali già citate va ricordato il forte impulso atto a contenere
             la spesa pubblica. Nel 1906 venne attuata dal terzo governo Giolitti la conversione
             della rendita: approfittando del buon momento dell’economia e dal progressivo
             incremento delle entrate tributarie in conseguenza della crescita, di fronte ad una
             notevole appetitivita’ della rendita italiana al 5%, si offrì in alternativa ad uno stra-
             ordinario rimborso del titolo al valore nominale, la sua sostituzione con un nuovo
             titolo irredimibile al 3,75%. L’operazione fu coronata da successo, portò ad una
             immediata riduzione della spesa pubblica in interessi sul debito e calmierò il costo
             del denaro in tutto il Paese.
                Il sistema bancario quindi si rinnovò significativamente: alle due banche miste
             si aggiunsero altri due protagonisti operativi su scala nazionale ed internazionale,
             il Banco di Roma e la Società bancaria italiana, mentre cresceva la presenza di
             aziende di credito ordinario attive in ambito regionale e locale e si rafforzava la
             tradizionale capacità operativa di casse di risparmio, di banche popolari cooperati-
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             ve e di casse rurali . Questo stato di cose subì una battuta d’arresto nel corso della
             crisi del 1907, ma la presenza di un istituto di emissione autorevole come era la
             nuova Banca d’Italia, impedì che si ripiombasse nel baratro di una crisi bancaria





             11  Ibid.
             12  Si rimanda ancora a Confalonieri, Banca e industria in Italia, 1894-1906, cit.
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