Page 159 - Atti 2014 - La neutralità 1914-1915. la situazione diplomatica socio-politica economica e militare italiana
P. 159

III SeSSIone - l’ItalIa economIca                                   159



             di consumi più elastico. Su scala internazionale però si giocò una grande innova-
             zione che permise a quella parte del nostro Paese che si andava industrializzando,
             di acquisire materie prime all’estero senza nuocere alla stabilità della nostra mo-
             neta. Si arrivò in quegli anni al paradosso di una Lira che faceva aggio sull’oro
             pur in presenza di un andamento gradualmente sempre più negativo della bilancia
             commerciale: tra il 1896 e il 1913 l’export salì in valore da 1000 a 2500 milioni di
             lire circa, mentre l’import passò da 1000 milioni a 3700 milioni. Lo squilibrio dei
             conti con l’estero salì dai 128 milioni del 1896 ai 1000 milioni e passa degli anni
                                  15
             alla vigilia della guerra .
                Tale paradosso è spiegabile solo con la presenza di flussi di denaro non con-
             tabilizzati (le cosiddette partite invisibili) dovute in parte alla nascente industria
             turistica ma soprattutto alle rimesse di quegli emigranti che, in terra straniera,
             continuarono a condurre la stessa vita frugale alla quale erano abituati in patria e
             a risparmiare a vantaggio delle proprie famiglie in Italia.
                Su questa inedita ricomposizione generazionale e territoriale giocata su scala
             internazionale si costruì un’Italia nuova. Il Paese che aveva fornito cereali all’Eu-
             ropa prima della grande crisi agraria di metà Ottocento si ritrovava, per parafra-
             sare la celebre locuzione di Fernand Braudel, fornitrice di braccia e menti ad uso
             altrui.
                In questo arco di tempo l’Italia conobbe un primo modesto welfare, una pre-
             senza più forte dello Stato nell’ambito dei trasporti soprattutto dopo la nazionaliz-
             zazione delle ferrovie, la nascita delle imprese municipalizzate che socializzavano
             molti degli interventi che in ambito locale i privati ritenevano non sufficiente-
             mente lucrativi , una maggior partecipazione delle classi sociali inferiori alla vita
                           16
             pubblica, attraverso i corpi intermedi e i primi partiti di massa, una graduale ri-
             presa del dialogo tra Stato e Chiesa cattolica, la conquista epocale del suffragio
             universale maschile nelle elezioni politiche.
                Molta strada c’era ancora naturalmente ancora da fare, ma nel 1914 una grande
             guerra europea, nella quale nel maggio del 1915 anche l’Italia fu coinvolta, frenò
             ogni cosa. Tutto sarebbe ripreso, questo perlomeno era l’auspicio dei più, alla
             stipula della pace.







             15  La ricostruzione più accurata dei flussi economici italiani è ora in S. Fenoaltea, the reinterpre-
                 tation of Italian economic history. From unification to the great war, New York, Cambridge
                 university press, 2011.
             16  Cfr. in particolare sul punto P. Dogliani, Il dibattito sulla municipalizzazione in Europa dall’i-
                 nizio del Novecento alla Prima guerra mondiale, in A. Berselli, F. Della Peruta, A. Varni, la
                 municipalizzazione in area padana. Storia ed esperienze a confronto, Milano, Franco Angeli,
                 1987, pp. 221-256.
   154   155   156   157   158   159   160   161   162   163   164