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             desco a Roma, in un rapporto del 1910, sottolineando la necessità di “acquietare i
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             protezionisti interni offrendo prodotti nazionali” .
                L’attenzione per questo tema si era accresciuta dopo la crisi finanziaria del
             1907, che nata come una crisi di matrice essenzialmente borsistica aveva seria-
             mente rischiato di trasformarsi – anche a causa delle insufficienze della struttura
             creditizia italiana – in una grave crisi bancaria. Per scongiurarla la Banca d’Italia,
             retta da Bonaldo Stringher, aveva dovuto impegnarsi “su due fronti tra loro intera-
             genti: quello bancario, dominato dalla situazione di illiquidità della Società Ban-
             caria Italiana, e quello dei valori mobiliari, ove la tendenza al ribasso dei corsi era
             accentuata dalla condotta più prudente delle banche [le quali] si astenevano dal
             compiere operazioni di borsa e dal concedere nuovi finanziamenti alle industrie,
             che pure premevano per ottenerne” . La Società Bancaria Italiana (SBI) aveva
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             iniziato la propria attività nel 1899 come Società Bancaria Milanese, e nell’arco di
             cinque anni aveva raggiunto un capitale sociale di 20.000.000 di lire, cambiando
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             poi nome nel 1904 . La SBI aveva beneficiato, all’inizio, dell’apporto di attività
             della ditta bancaria dei fratelli Gustavo e Alberto Weill-Schott (una delle maggiori
             di Milano), quest’ultimo divenuto presidente della Società Bancaria.
                Lo scopo del nuovo istituto era quello di “esercitare le operazioni di banca in
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             tutte le loro manifestazioni” , e i suoi legami col mondo industriale e finanziario
             erano vasti e articolati. Esso era “chiaramente intenzionato ad affermarsi in qua-
             lità di «grande banca mista» sul modello della Banca Commerciale e del Credi-
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             to Italiano” . Intenzionata a proseguire la propria espansione con lo stesso ritmo
             che ne aveva caratterizzato gli esordi, la SBI assorbiva “in toto”, incorporandole
             come filiali, le strutture e i nuclei d’affari delle banche minori di cui man mano
             assumeva il controllo, e che erano in genere piuttosto dissestate. Si trattava “di
             una clientela di «seconda scelta», costituita in genere da imprese e persone che
             non trovavano credito altrove”; a ciò si accompagnavano una “attività di finanzia-
             mento e di costituzione di nuove società quanto mai eterogenea” e “un consiglio
             di amministrazione in cui il peso esercitato dagli interessi di diversi gruppi indu-
             striali e finanziari si traduceva in una accentuata autonomia di gestione delle varie


             3   Citati da M. Doria e P. Hertner, l’industria elettrotecnica, in Storia dell’industria elettrica in
                 italia, a cura di V. Castronovo, L. De Rosa, G. Galasso, G. Mori e S. Zaninelli. Laterza, Roma-
                 Bari 1992-1994, vol. 1, pp. 571-602, alla p. 583.
             4   A.M. Biscaini, P. Gnes, A. Roselli, Origini e sviluppi del Consorzio per Sovvenzioni su Valori
                 Industriali durante il Governatorato Stringher, in “Bancaria. Rivista mensile dell’ABI”, a. 41°,
                 n. 2, febbraio 1985, pp. 154-173; il brano citato è alle pp. 155-156.
             5   Per quel che riguarda le vicende della Società Bancaria Italiana e della Banca di Busto Arsizio,
                 poi Società di Credito Provinciale, cfr. A.M. Falchero, La Banca Italiana di Sconto, cit., pp. 18-
                 31.
             6   Dall’atto costitutivo, in A.M. Falchero, La Banca Italiana di Sconto, cit., p. 21.
             7   Ivi, p. 22.
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