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164 la neutralità 1914 - 1915. la situazione diplomatica socio-politica economica e militare italiana
desco a Roma, in un rapporto del 1910, sottolineando la necessità di “acquietare i
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protezionisti interni offrendo prodotti nazionali” .
L’attenzione per questo tema si era accresciuta dopo la crisi finanziaria del
1907, che nata come una crisi di matrice essenzialmente borsistica aveva seria-
mente rischiato di trasformarsi – anche a causa delle insufficienze della struttura
creditizia italiana – in una grave crisi bancaria. Per scongiurarla la Banca d’Italia,
retta da Bonaldo Stringher, aveva dovuto impegnarsi “su due fronti tra loro intera-
genti: quello bancario, dominato dalla situazione di illiquidità della Società Ban-
caria Italiana, e quello dei valori mobiliari, ove la tendenza al ribasso dei corsi era
accentuata dalla condotta più prudente delle banche [le quali] si astenevano dal
compiere operazioni di borsa e dal concedere nuovi finanziamenti alle industrie,
che pure premevano per ottenerne” . La Società Bancaria Italiana (SBI) aveva
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iniziato la propria attività nel 1899 come Società Bancaria Milanese, e nell’arco di
cinque anni aveva raggiunto un capitale sociale di 20.000.000 di lire, cambiando
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poi nome nel 1904 . La SBI aveva beneficiato, all’inizio, dell’apporto di attività
della ditta bancaria dei fratelli Gustavo e Alberto Weill-Schott (una delle maggiori
di Milano), quest’ultimo divenuto presidente della Società Bancaria.
Lo scopo del nuovo istituto era quello di “esercitare le operazioni di banca in
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tutte le loro manifestazioni” , e i suoi legami col mondo industriale e finanziario
erano vasti e articolati. Esso era “chiaramente intenzionato ad affermarsi in qua-
lità di «grande banca mista» sul modello della Banca Commerciale e del Credi-
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to Italiano” . Intenzionata a proseguire la propria espansione con lo stesso ritmo
che ne aveva caratterizzato gli esordi, la SBI assorbiva “in toto”, incorporandole
come filiali, le strutture e i nuclei d’affari delle banche minori di cui man mano
assumeva il controllo, e che erano in genere piuttosto dissestate. Si trattava “di
una clientela di «seconda scelta», costituita in genere da imprese e persone che
non trovavano credito altrove”; a ciò si accompagnavano una “attività di finanzia-
mento e di costituzione di nuove società quanto mai eterogenea” e “un consiglio
di amministrazione in cui il peso esercitato dagli interessi di diversi gruppi indu-
striali e finanziari si traduceva in una accentuata autonomia di gestione delle varie
3 Citati da M. Doria e P. Hertner, l’industria elettrotecnica, in Storia dell’industria elettrica in
italia, a cura di V. Castronovo, L. De Rosa, G. Galasso, G. Mori e S. Zaninelli. Laterza, Roma-
Bari 1992-1994, vol. 1, pp. 571-602, alla p. 583.
4 A.M. Biscaini, P. Gnes, A. Roselli, Origini e sviluppi del Consorzio per Sovvenzioni su Valori
Industriali durante il Governatorato Stringher, in “Bancaria. Rivista mensile dell’ABI”, a. 41°,
n. 2, febbraio 1985, pp. 154-173; il brano citato è alle pp. 155-156.
5 Per quel che riguarda le vicende della Società Bancaria Italiana e della Banca di Busto Arsizio,
poi Società di Credito Provinciale, cfr. A.M. Falchero, La Banca Italiana di Sconto, cit., pp. 18-
31.
6 Dall’atto costitutivo, in A.M. Falchero, La Banca Italiana di Sconto, cit., p. 21.
7 Ivi, p. 22.

