Page 165 - Atti 2014 - La neutralità 1914-1915. la situazione diplomatica socio-politica economica e militare italiana
P. 165

III SeSSIone - l’ItalIa economIca                                   165



                         8
             sedi e filiali” .
                Già nel 1905-1906 la SBI aveva dovuto rivolgersi alla Banca d’Italia e al ca-
             pitale francese per ottenere un salvataggio da parte dell’istituto di emissione e un
             intervento di nuovi soci (la Société Générale e il Crédit Mobilier) per assicurarsi
             nuove possibilità di sviluppo in un momento in cui l’economia italiana, nonostan-
             te il crollo della borsa, era rassicurata dal buon andamento di quella mondiale.
             La SBI proseguì però la sua attività in modo frenetico, e finì per essere l’istituto
             più colpito dalla crisi del 1907. Stringher operò, a quel punto, promuovendo la
             formazione di due consorzi bancari, uno per il sostegno alla Società, l’altro per la
             difesa dei valori azionari; l’istituto d’emissione non vi partecipò, ma li sostenne
             attivamente con lo strumento del risconto . Ai consorzi bancari Stringher fece
                                                    9
             nuovamente ricorso nel 1911, ancora una volta per affrontare una crisi (l’enne-
             sima) della SBI, che nel frattempo aveva sviluppato rapporti strettissimi con la
             Banca d’Italia ed era divenuta il terzo pilastro del sistema creditizio italiano. An-
             cora una volta si verificò un intervento di soci francesi, con un aumento di capitale
             sottoscritto dalla Banca Dreyfus nel gennaio 1912.
                Nel 1911 era stata costituita anche la Società Italiana di Credito Provinciale,
             sorta dalla fusione tra la Banca di Busto Arsizio e la Banca di Verona, di nuo-
             vo col decisivo intervento – peraltro sottaciuto – di soci francesi. La Banca di
             Busto Arsizio era stata costituita negli anni Settanta dell’Ottocento. I fondatori
             (tra i quali spiccava Eugenio Cantoni, grande imprenditore cotoniero e uno dei
             maggiori industriali italiani del tempo) erano mossi da considerazioni squisita-
             mente industriali: investire il capitale accumulatosi nel settore cotoniero bustese,
             e promuovere una iniziativa bancaria che “si facesse tramite fra il largo pubblico
             e l’industria bisognosa di finanziamenti” . Contrariamente alle aspettative dei
                                                   10
             fondatori, l’istituto bustese menò vita grama per quasi un trentennio: l’industria
             cotoniera, infatti, dopo una fase molto promettente all’inizio degli anni Settanta,
             conobbe un momento di stagnazione; in seguito alla tariffa doganale del 1878,
             peraltro, si ebbe una nuova fase espansiva del tessile, che però la Banca di Busto
             Arsizio non riuscì a intercettare, anche per la sua posizione assai periferica rispet-
             to al sistema creditizio.
                Nel 1899 giunse alla direzione della Banca Angelo Pogliani, destinato a di-
             ventare uno dei protagonisti della vita finanziaria italiana nel primo quarto del
             Novecento: attuando una serie di rilevanti aumenti di capitale, dalle 400.000 lire
             del 1899 ai 4.000.000 di lire del 1906, la Banca di Busto Arsizio riuscì a trarre
             profitto da una nuova fase di intenso sviluppo del comparto cotoniero. Pogliani
             impresse in tal modo una svolta alla vita del piccolo istituto, che in breve tempo,


             8   Ivi, p. 23.
             9   Cfr. A.M. Biscaini, P. Gnes, A. Roselli, Origini e sviluppi, cit., p. 156.
             10  Dall’atto costitutivo, in A.M. Falchero, La Banca Italiana di Sconto, cit., p. 19.
   160   161   162   163   164   165   166   167   168   169   170