Page 139 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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          Palloni frenanti per l’ostruzione aerea (Fondazione Musei Civici di Venezia-Archivio Museo Fortuny

          che avevano l’ordine -ad esempio- di non chiudere a chiave le porte (disposizione che
          espose ancor più le donne alle violenze e agli stupri durante l’offensiva nemica).
             Un’ enorme concentrazione di truppe affluì in questa “zona di guerra” dal fronte
          alle retrovie, dove erano stanziate le truppe di riserva, gli ospedali, i centri di approvvi-
          gionamento e campi di prigionia. Oltre ai soldati, centinaia di migliaia di “operai bor-
          ghesi”, provenienti da varie regioni italiane, immigrarono in questa zona per lavorare
          alle dipendenze del Genio militare nella predisposizione di strade, trincee, ponti, galle-
          rie; infrastrutture logistiche necessarie per le operazioni belliche: circa 600.000 addetti,
          secondo i calcoli di Matteo Ermacora.
             Fin dall’inizio del conflitto, ancor prima dell’entrata in guerra dell’Italia, nei mesi
          della neutralità, il territorio fu investito da un altro movimento di popolazione: quello
          dei rimpatriati e dei profughi. Dapprima furono gli italiani che rientravano dai terri-
          tori oltre confine: dalla Germania e dall’impero austro-ungarico (Dalmazia e Istria
          soprattutto); poi nel 1916, dopo la Strafexpedition, gli abitanti dell’alto vicentino, fino
          a quando, a seguito della disfatta di Caporetto, l’esercito nemico non raggiunse la
          linea del Piave, minacciando da vicino anche le città di pianura, evacuate per ordine
          dell’autorità militare.
             Già nell’autunno del 1914 i rimpatriati veneti, in larga maggioranza disoccupati,
          avevano raggiunto la ragguardevole cifra di 180.000 unità. Lo storico Daniele Ceschin
          ha calcolato che il profugato abbia coinvolto nel corso della guerra circa 600.000 tra
          friulani e veneti. Si trattò dunque di un “esodo imponente”, dai risvolti drammatici
          che il governo era impreparato ad affrontare e che pose rilevanti problemi sul fronte








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