Page 144 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE 144
gli attributi negativi di cui si connotavano i “diversi”: straccioni, ladri, scostumati, ecc.,
in una storia destinata a ripetersi nel corso del tempo e che non risparmia neppure
quelli che appartengono alla stessa nazionalità.
Tutto ciò ovviamente acuiva il dolore e la delusione di chi, dopo aver dovuto lascia-
re tutto, si aspettava al contrario di esser sostenuto dalla solidarietà dei connazionali.
Particolarmente difficile e penosa fu la condizione di coloro che rimasero nelle
terre occupate dal nemico. Oltre alle violenze, alle requisizioni, alle razzie compiute
dai soldati, il razionamento progressivo dei viveri sfociò in una vera e propria “affama-
zione della popolazione”, come la definì la Commissione ministeriale d’inchiesta sulle
violazioni dei diritti delle genti.
Le conseguenze furono un aumento della morbilità e della mortalità tra la popo-
lazione civile nettamente superiore a quello registrato nelle restanti regioni italiane: la
media nel 1918 era di un tasso di mortalità del 30-40/1000, rispetto al 28/1000 delle
restanti regioni italiane; mentre prima della guerra la media era del 17/1000.
Il direttore dell’ospedale di Belluno attestava che nella primavera del 1918 “le con-
dizioni alimentari della popolazione erano diventate indescrivibilmente penose [..] Tut-
ti soffrono la fame. Grandi disturbi viscerali in causa delle erbe che si mangiano. Tutti
i bambini hanno la diarrea. Vecchi profughi arrivano all’ospedale quasi morti. Si legge
in tutti la sofferenza e la fame. Molti assomigliano a spettri senza voce e senza forza di
camminare” (Mortara, p.100).
Come appare evidente da questo seppur sommario quadro d’insieme, le esperien-
ze che si trovarono a vivere le donne furono radicali e drammatiche, non paragonabili
a quelle di altre regioni. Della guerra sperimentarono non solo l’effetto indiretto, ma la
brutalità dell’evento, lo sconvolgimento radicale della quotidianità, lo strazio e la mor-
te; le conseguenze che pagarono e le sofferenze che subirono furono altissime.
Eppure una lettura in chiave unicamente vittimistica di queste vicende non ren-
derebbe ragione della complessità di questa esperienza, delle sue sfaccettature, degli
aspetti ambivalenti, del riflesso articolato e contradditorio nel vissuto femminile. Pro-
prio la radicalità dell’esperienza e l’emergenza delle situazioni spinsero molte donne ad
assumere iniziative e incarichi di rilievo, con una presenza sulla scena pubblica e poli-
tica trasversale rispetto alle classi sociali. Non furono insomma solo vittime, ma attive
protagoniste e partecipi degli eventi, nel tentativo estremo di resistere alla distruzione,
di tener vivo il tessuto familiare e sociale, di salvaguardare la famiglia e la comunità.
Le troviamo in prima linea in quei Comitati di Assistenza Civile la cui attività e
importanza è stata analizzata da Augusta Molinari. La loro diffusione è capillare nel
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