Page 145 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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          territorio veneto, non solo nei capoluoghi di provincia, ma anche nei comuni più pic-
          coli, dove risultano spesso composti da sole donne. La loro attività è correlata alle
          emergenze in campo, in particolare al sostegno alla disoccupazione, all’accoglienza dei
          profughi, al soccorso dei feriti e dei senza tetto, all’assistenza agli orfani.
             Ancor prima dell’entrata in guerra, si registrava una significativa presenza fem-
          minile nei Comitati pro richiamati, disoccupati ed emigrati, creati nell’estate 1914, e
          nei successivi Comitati di Preparazione Civile, che si trasformano poi in Comitati di
          Assistenza e Difesa civile, una denominazione la cui peculiarità rispetto al territorio
          nazionale non può sfuggire: il termine “difesa”, aggiunto all’usuale denominazione
          di assistenza, attesta un bisogno specifico della zona cui i Comitati devono far fronte,
          anche attraverso corsi di difesa e di pronto soccorso.
             A Venezia facevano parte della ristretta giunta di presidenza, posta sotto il coman-
          do del generale Castelli, alcune donne già molto attive in campo assistenziale prima
          della guerra, come Maria Pezzè Pascolato, Nella Errera Frassini e la Contessa Leopolda
          Brandolini D’Adda, mentre varie altre figuravano come segretarie o presidenti nelle
          diverse sottosezioni, come la crocerossina Elisa Majer Rizzioli. A Vicenza il Comitato
          Femminile era diretto da Maria Fogazzaro, figlia del noto scrittore; a Bassano il Comi-
          tato era costituito interamente da donne.
             Per far fronte alla crescente disoccupazione e impoverimento della popolazione
          vennero attivati a Venezia dei laboratori municipali femminili (accanto a quelli ma-
          schili), sotto la direzione della Pascolato, funzionanti con commesse dello stato lun-
          gamente sollecitate dal Comune e dai parlamentari veneti. Uno, in centro storico, fu
          allestito presso il teatro La Fenice, dove vennero collocati 81 macchinari. Nell’insieme
          questi laboratori, e la loro rete di lavoro a domicilio, impiegavano migliaia di operaie
          nella confezione di divise militari, sacchetti per munizioni, paracaduti, biancheria: circa
          2.500 persone, secondo la relazione della Pascolato. A queste andavano aggiunte altre
          700 donne, addette alla preparazione di indumenti di lana per le truppe (gestita dal Co-
          mitato pro-lana). Nel solo anno 1915 vennero confezionati a Venezia 260.000 capi. A
          Padova il Sottocomitato del Cucito dava lavoro a 1.500 donne. Ancor più significativi
          i numeri di addette al confezionamento militare nella provincia di Verona, dove tra
          città e campagna risultavano occupate circa 15.000 donne, con una specializzazione
          nel taglio, oltre che nel confezionamento delle divise militari. Le donne del Bellunese
          si distinguevano nella confezione di indumenti di lana, pellicce e calzature, ed erano
          specializzate anche nella creazione di speciali calzature per i piedi congelati. E ancora
          va ricordata la diffusa attività di preparazione di maschere anti-gas e scalda-ranci, nella








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