Page 140 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE 140
dell’organizzazione, dell’assistenza e della dislocazione nelle varie regioni italiane.
A questo bisogna aggiungere un altro dato negativo: il contraccolpo economico
che lo scoppio della guerra aveva causato fin dall’estate del 1914 in alcune città che
fondavano la loro economia soprattutto sulle attività portuali, il turismo, le esporta-
zioni, la pesca, come Venezia o Chioggia. Nella sola Venezia, il numero dei disoccu-
pati all’inizio del 1915 aveva raggiunto le 10.000 unità, creando una situazione sociale
gravissima, ulteriormente acuita dal costante afflusso dei profughi. Le accorate lettere
e richieste di aiuto che l’amministrazione locale invia al governo tracciano un quadro
impressionante, in cui i problemi di ordine pubblico emergono con forza:
“Ho fatto una corsa a Venezia -scriveva il conte
Girolamo Marcello a Salandra il 6 ottobre del 1914- e
ne sono tornato questa mane assai sconfortato, per-
ché la situazione vi è di una gravità veramente impres-
sionante a cagione della disoccupazione. Il porto vi
è deserto. Anche i vapori destinati ed annunciati per
Venezia non vi approdano [..] La classe operaia è assai
eccitata” (Bianchi, 2002).
Ed in effetti, con la disoccupazione montante, le
moltissime famiglie cadute in uno stato di indigenza,
le casse del Comune prosciugate, i sussidi insufficien-
ti e il crescente aumento dei prezzi del grano, violenti
Maria Pezzé Pascolato (1869-1933 ) tumulti scoppiavano nella città e in provincia, coin-
volgendo portuali, operai, donne delle classi popolari.
Ai cortei e alle manifestazioni di disoccupati del set-
tembre del ’14 si associarono manifestazioni spontanee delle donne, che proseguirono
anche nei mesi successivi, soprattutto nel marzo 1915, quando al grido di “abbasso la
guerra, abbasso i signori”, i manifestati assediarono il Municipio e raggiunsero piazza
S. Marco, scontrandosi con la polizia. Altrove, come a Mestre, venivano assaltati forni
e negozi. E la situazione era destinata ad aggravarsi con l’entrata in guerra dell’Italia
e l’inizio dei bombardamenti che andavano a colpire anche le fabbriche, come il Co-
tonificio Veneziano, distrutto da una bomba incendiaria il 16 agosto del 1916, con la
conseguente disoccupazione di oltre 900 operai, per lo più donne.
Il fenomeno dell’impoverimento della popolazione, conseguente all’aumento del-
la disoccupazione, investiva molte altre città: da Chioggia, dove l’attività tradizionale
della pesca risentiva delle ordinanze restrittive, fino ad Udine e Belluno.
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