Page 143 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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sono gremiti di soldati e fuggiaschi. Sulla piazza del Duomo la calca è enorme e deve
esserci da un pezzo, stando a un segno stomachevole che colpisce la vista inorridita”
(Ibidem).
Profughi in attesa del treno alla stazione di Venezia dopo Caporetto (Fondazione Musei Civici
di Venezia-Archivio Museo Fortuny)
Raccolti in ricoveri improvvisati o in fatiscenti centri di smistamento, i profughi
venivano poi destinati in contingenti in varie regioni italiane: quasi tutte, dal nord al
sud, furono coinvolte nella loro accoglienza, dal Piemonte alla Sicilia. Quelli di Vene-
zia (evacuata dei 2/3 della popolazione) furono in gran parte distribuiti lungo la ri-
viera romagnola, in Toscana e in Liguria, dove, tra Genova e La Spezia, si insediò una
colonia di quasi 8.000 persone. Sradicati dalla loro terra e dalle loro relazioni sociali,
dovevano cercare di integrare i magri sussidi erogati dallo Stato, spesso insufficienti
ai bisogni, con lavori precari e sottopagati, accettando forme di vero e proprio sfrut-
tamento, in condizioni logistiche spesso fatiscenti. Numerose lettere di profughi/ghe
denunciano queste condizioni di degrado e povertà, ancor più difficili da sopportare
per chi veniva da condizioni di relativo benessere. A questo disagio si aggiungeva in
molte località -anche se ciò non è generalizzabile- il rifiuto della popolazione locale,
la diffidenza, l’ostilità verso chi veniva percepito come potenziale concorrente in un
mercato del lavoro povero e precario: i profughi -seppur italiani- erano caricati di tutti
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