Page 148 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE 148
rimarcati obiettivi di liberazione delle terre irredente, rimaste in mano austriaca dopo
i trattati del 1866.
Assistenza e propaganda venivano così a coniugarsi lungo una linea di tendenza
che si andò rafforzando nel corso del conflitto fino a manifestarsi in tutta la sua pre-
gnanza dopo la sconfitta di Caporetto, quando si costituì anche il Fascio Femminile
Nazionale. Se gli appelli alla mobilitazione femminile del 1914-15 facevano riferi-
mento soprattutto (ad eccezioni delle interventiste) al senso del dovere e al sacrificio
femminile, ad una maternità sociale estesa alla nazione, dopo Caporetto assunsero
toni e contenuti diversi, incentivando alla resistenza, all’offensiva, alla vittoria, in
una rappresentazione dello scontro con il nemico dai toni apocalittici. Manifesti,
conferenze, documenti, opuscoli, poesie si moltiplicarono in una produzione fitta
e variegata, nella quale le donne dei Comitati risultavano in prima linea. “Calma,
fiducia, disciplina, ubbidienza”, recitava il titolo dell’appello di quelle di Bassano,
stilato il 31 ottobre del 1917. Maria Pezzè Pascolato, convinta interventista fin dalla
prima ora, come l’amica Antonietta Giacomelli, alternava prosa e poesia di guerra.
Nel 1917 scrive l’opuscolo Piccole storie e grandi ragioni della nostra guerra, in cui le ragioni
e le finalità del conflitto sono spiegate al popolo attraverso otto brevi racconti, che
tratteggiano il nemico utilizzando a gamma delle peggiori nefandezze. Per contrap-
posizione i soldati italiani erano descritti sempre come nobili, generosi e soprattutto
impegnati in una guerra “giusta”. Nella poesia Epifania MCMXVIII, scritta nel 1918,
si ipotizzava un orizzonte di “epifania della verità”, una soluzione del conflitto vit-
toriosa per volontà di Dio: “Coraggio! Ne le ore più tremende/ Se vede quel che un popolo sa
far:/ El diritto de tuti se difende/ Col nostro onor, sul Grappa, al Piave, in mar” (Filippini,
2004, p. 89).
Donne di tutte le età e classi sociali furono coinvolte - come si vede- in una miria-
de di attività in tutte le situazioni ed emergenze della guerra, fino ad arrivare al coin-
volgimento della manodopera femminile a supporto delle truppe in trincea. Mi rife-
risco alle cosiddette “portatrici”, non solo carniche, come più largamente noto, ma
anche bellunesi. In tutta la zona delle Alpi orientali lungo la linea del fronte, migliaia
di donne, soprattutto giovani, furono ingaggiate in lavori di approvvigionamento
per le truppe, sotto il Comando militare: là dove non esistevano strade, portavano
armi e rifornimenti con le loro “gerle” usate nei lavori del campi. Sopportavano il
peso di 40-50 Kg., superando dislivelli anche di 1000 metri, in condizioni climatiche
molto pesanti. Una di loro, Maria Plozner Mentil di Timau, in provincia di Udine,
di 32 anni, giovane madre di quattro figli, fu uccisa da un cecchino nemico mentre
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