Page 153 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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          Profughe. Donne in fuga dalla zona di guerra



          Prof. Daniele Ceschin 1



          1. Fuggire verso l’Austria-Ungheria

                lla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia i comandi militari austriaci evacuarono
          A totalmente alcune zone del Trentino, del Litorale e dell’Isontino, futuri teatri di
                                                                                2
          combattimento, e parzialmente le città di Trento e Pola con i loro circondari . Già alla
          fine del maggio del 1915 i profughi giunti all’interno dell’Impero dalle zone interessate
          dalla guerra ammontavano a circa 100.000. Anche per questo motivo fu sospesa l’eva-
          cuazione da centri importanti come Monfalcone e Gorizia, anche se da quest’ultima
          città la fuga avvenne un anno più tardi, nell’agosto del 1916, alla vigilia dell’entrata delle
          truppe italiane. Altre partenze furono limitate alle esigenze strettamente militari oppure
          riservate ad alcune categorie di persone, come nel caso di Trieste.
             Durante il conflitto, dal fronte italiano giunsero nell’Impero almeno 230.000 cit-
          tadini austriaci di nazionalità italiana, slovena e croata, che però erano solo una parte
          delle centinaia di migliaia di profughi della Monarchia. All’inizio del 1918 i profughi
          assistiti dallo Stato asburgico erano 488.974, di cui 114.383 di nazionalità italiana. Il
          numero complessivo fu comunque più alto, stimabile a circa 150.000, metà trentini e
          metà giuliani. Circa 16.000 erano ospitati in Austria Inferiore, di cui la metà nel campo
          di Mittendorf e oltre 4.000 in quello di Pottendorf; circa 9.000 in Austria Superiore,
          di cui oltre la metà nel campo di Braunau; circa 18.000 in Stiria, in gran parte internati
          nel campo di Wagna. Numeri molto significativi si registravano anche in Tirolo e ad-
          dirittura in Boemia e Moravia.
             Il governo provvide all’assistenza di queste persone e permise l’intervento di co-
          mitati e di privati per il loro sostentamento. In loro favore operò anche il Comitato di
          soccorso per i profughi del meridione. Una parte di loro erano sussidiati in denaro e
          dispersi in piccoli gruppi in varie regioni dell’Impero. Gli altri, per lo più gli anziani e
          le donne con prole numerosa, furono mantenuti in natura nei campi profughi, nelle
          cosiddette “città di legno”, i Barackenlager . I principali Flüchtlingslager furono appunto
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          1  Professore Associato in Storia Contemporanea Università Ca’ Foscari di Venezia.
          2  “Un esilio che non ha pari”. 1914-1918. Profughi, internati ed emigrati di Trieste, dell’Isontino e dell’Istria, a cura
             di Franco Cecotti, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia 2001.
          3  La città di legno. Profughi trentini in Austria 1915-1918, a cura di Diego Leoni e Camillo Zadra, Temi,







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