Page 156 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE 156
Fa anche presente che i propri genitori disgraziatamente sono rimasti nelle terre
invase, e che un fratello è morto in guerra, e l’altro trovasi al fronte che combat-
te in prima linea, e di più, che la stessa è cagionevole di salute .
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La descrizione della situazione famigliare costituisce a suo modo un esempio del
nuovo ruolo che la donna aveva assunto, suo malgrado, durante la guerra. Forse non
era un caso che a scrivere fossero soprattutto le profughe rimaste sole con i loro figli
spesso impossibilitate a lavorare in maniera continuativa. Nelle richieste di sussidio
veniva quasi sempre riportata la composizione del nucleo famigliare, indugiando sul
numero dei bambini, sulla loro età e condizione di salute e sulla difficoltà ad accudir-
li. Una citazione particolare avevano poi i famigliari impegnati al fronte nella difesa
della patria, i figli o i mariti caduti o feriti e, elemento significativo, quelli prigionieri,
in questo senso in una prospettiva certamente non riconducibile a quella dei «vinti»;
al contrario, alla prigionia di un famigliare venivano attribuiti i caratteri eroici di un
sacrificio e di una sofferenza del tutto simili a quelli dei parenti rimasti nei paesi in-
vasi: «Il più che mi fà rabbrividire l’averlo amalato sotto le mani barbere dal nemico che se potessi
trasfomarmi in un ucelo, andar là e rapirlo da quelle mani, e portarmelo qui» .
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Molte anche le donne che avevano perduto il marito durante il profugato e che
ora erano costrette a chiedere un sussidio. Una profuga di Udine residente a Firenze,
dopo la morte del marito, versava in condizioni critiche, non aveva i soldi per saldare
le spese del funerale, aveva contratto dei debiti e non era in grado di ritornare a Udine,
dove già sapeva che non era rimasto nulla:
“Dall’alto in cui mi trovavo, sono, a un tratto precipitata in basso e tutto in causa
della guerra. Bisogna proprio dire che i profughi di condizione povera qui ci
hanno guadagnato: sussidio, indumenti, buone mercedi, ecc. ecc. E le maestre?
Godevano lo stipendio governativo senza esercitare detta professione, qui era-
no impiegate in uffici militari o privati ed erano anche sussidiate. […] Qui tutti i
profughi se la passano veramente bene, ecco perché non rimpatriano! 11
In molte località il fatto di essere donne e di essere profughe costituiva uno svan-
9 ACS, Comitato parlamentare veneto, fasc. 144, pratica 14164, Maria Buoro a Comitato parlamentare
veneto, 7 luglio 1917 [ma 1918].
10 ACS, Comitato parlamentare veneto, fasc. 149, pratica 15027, Pasqua De Franceschi a Ugo Ancona,
[luglio 1918].
11 ACS, Comitato parlamentare veneto, fasc. 180, pratica 23374, Carolina De Giudici a [Luigi Luzzatti], 3
marzo 1919.
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