Page 159 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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          Massa, dove non vi era modo di guadagnare essendo un paese abitato in gran parte
          da profughi friulani, circa 600, e durante la stagione estiva da famiglie signorili . Una
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          profuga di Treviso scriveva che si trovava a Nicotera (Catanzaro) assieme al marito in-
          fermo e a sei figli che non potevano lavorare, e che per un anno intero la sua famiglia
          aveva vissuto grazie al sussidio e a qualche persona caritatevole:
                “Ma la scomparsa di quella mano benefica, il rincaro ogni giorno crescente
                della vita, la recrudescenza di malattie epidemiche, che richiedono assistenze e
                spese superiori alle mie deboli forze, la mancanza di quasi tutti i generi di prima
                necessità, l’inerzia e l’abbandono delle Autorità locali preposte al governo della
                cosa pubblica, incuranti dei bisogni più urgenti dei cittadini e, per conseguenza,
                dei profughi qui dimoranti, hanno creato da un pezzo una situazione così de-
                plorevole e disperata che la vita in questo desolato paese – ch’è tanto ridente per
                bellezze naturali – è per noi un martirio che supera i travagli stessi dell’esilio. Si
                muore d’inedia e di malattie, di stenti e di privazioni .
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             Nelle richieste d’indumenti e di calzature, veniva rimarcata la circostanza che i pro-
          fughi indossavano ancora gli abiti della fuga, o perché i bagagli erano andati smarriti
          nella confusione del viaggio o perché le particolari condizioni nelle quali era avvenuto
          l’esodo non avevano permesso di portare con sé quello che occorreva per sopravvivere.
          In alcuni casi si sottolineava la noncuranza da parte dei Patronati e Comitati di assisten-
          za nella distribuzione di beni che, in particolare durante la stagione invernale, venivano
          considerati necessari quasi quanto quelli alimentari. Una profuga di Spilimbergo resi-
          dente a Marina di Massa, scriveva come avesse a lungo confidato che il locale Comitato
          fornisse a lei e alla sua famiglia i vestiti e le calzature di cui avevano bisogno, ma le distri-
          buzioni erano state rare e insufficienti . In altri casi la mancanza di abiti veniva collegata
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          anche ad una questione di decoro, se non di vero e proprio status sociale:

                “Fuggita dal mio caro paesello, durante l’invasione nemica, senza aver potuto
                portare con me neppure il necessario per cambiarmi, fui menata qui, in questa
                città delle Puglie [Cerignola (Foggia)], ove, sino a questo momento, non ho



          17  ACS, Comitato parlamentare veneto, fasc. 145, pratica 14234, Italia Filosa a Bartolomeo Bellati, 12 giu-
             gno 1918.
          18  ACS, Comitato parlamentare veneto, fasc. 187, pratica 26881, Gilda Rizzotto a [Luigi Luzzatti], 25 di-
             cembre 1918.
          19  ACS, Comitato parlamentare veneto, fasc. 131, pratica 12868, Maria Toppan a Comitato parlamentare
             veneto, 11 maggio 1918.







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