Page 157 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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          taggio per accedere all’assistenza. Due maestre di Feltre, Mille Colò e Italia Dal Col, re-
          sidenti ad Aquila degli Abruzzi dove erano occupate e sussidiate, si lamentavano dell’o-
          pera del locale Comitato femminile che si disinteressava quasi completamente della
          sorte delle profughe . Se quella delle donne, anche durante il periodo del profugato,
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          appariva una voce di minoranza, la consapevolezza di costituire comunque un elemen-
          to importante all’interno della società di guerra portava molte profughe a pensarsi e a
          porsi come gruppo, anche dal punto di vista delle rivendicazioni economiche e sociali;
          un gruppo in quanto donne e profughe, piuttosto che in quanto lavoratrici, operaie od
          altro. Anche in questo caso, sono numerosi gli esempi che si potrebbero citare e che ci
          portano a pensare come sia comunque l’esperienza del profugato ad essere in un certo
          senso determinante e certamente meritevole di un approfondimento all’interno di un
          quadro di storia di genere. Questa istanza di donne veneziane – si firmavano sempli-
          cemente «Le profughe» – al loro sindaco Filippo Grimani, nella quale scrivevano che
          erano stanche del «camorismo» della riviera romagnola e che preferivano ritornare a
          Venezia anche in uno stato di miseria, è significativa per capire quali potevano essere
          state le forme di disagio e di sofferenza che avevano contraddistinto tutta quell’espe-
          rienza: «Non possiamo assolutamente sopportare di rimanere in Rimini. Si troviamo
          continuamente, ammalate noi e i nostri figli, e un clima in questa città che si perde la
                                                                                      13
          vita, e un anno che siamo quì e siamo stanche, di sopportare mille tormenti in tutto» .
             Durante la primavera del ’18 il trasferimento degli uomini per motivi di lavoro,
          comportò un’ulteriore divisione dei nuclei famigliari e in numerose località, soprattut-
          to in quelle più isolate dell’Italia meridionale, la popolazione profuga rimase compo-
          sta prevalentemente da donne e bambini.

          3. Povertà e assistenza

             Private di qualsiasi appoggio finanziario, impossibilitate a trovare un’occupazio-
          ne che non fosse saltuaria, obbligate alla cura dei figli, molte profughe si trovavano
          costrette a lunghi trasferimenti giornalieri per riuscire ad integrare il sussidio gover-
          nativo. Ad esempio, nel comune di Donnas (Aosta) era residente una colonia di circa
          80 profughi composta quasi esclusivamente da donne e bambini; ricevevano il sussi-
          dio ogni tre o quattro mesi e quindi vivevano a carico delle autorità locali, ma erano
          anche in balia degli speculatori; i pochi uomini, in prevalenza operai, non potevano


          12  Il Veneto, I profughi negli Abruzzi. All’Aquila. II, «Il Gazzettino», 4 luglio 1918.
          13  Archivio municipale di Venezia, Guerra 1915-1918, Assistenza ai profughi, b. 1, «Le profughe» a Filip-
             po Grimani, s.d. [dopo novembre 1918].







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