Page 162 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      162


          lire alla levatrice . Ma vi erano anche dei casi in cui le madri erano state costrette
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          ad abbandonare i propri figli. Nel luglio del ’18, una ragazza di 20 anni originaria di
          Pordenone, abbandonava in una via di Milano il bambino che aveva partorito presso
          un brefotrofio appena otto giorni prima; era stata costretta a questo atto perché l’i-
          stituto si era rifiutato di occuparsi del bambino e lei, operaia presso uno stabilimento
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          cittadino e abbandonata dal padre del bambino, non aveva i mezzi per mantenerlo ;
          rintracciata ed arrestata, venne successivamente aiutata dalla Federazione Profughi
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          delle Provincie Irredente, Invase ed Evacuate .
          4. Profughe e lavoro

             Il luogo comune che durante la Grande guerra la presenza delle donne nelle fab-
          briche e nelle campagne fosse riconducibile soltanto alla necessità di sopperire alla
          mancanza delle maestranze maschili destinate al fronte, sembra superato ormai da
          tempo. È assodato invece come la manodopera femminile fosse indispensabile al
          nuovo sistema industriale che per le esigenze belliche doveva funzionare a pieno regi-
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          me . Per quasi tutte le donne fu difficile mantenere il precedente impiego. Una cate-
          goria di profughe che venne a trovarsi in una situazione precaria fu quella delle donne
          di servizio che avevano seguito nell’esodo le famiglie in cui erano impiegate; molte di
          loro rimasero infatti senza lavoro e le poche che lo conservarono si videro ingiusta-
          mente negata la concessione del sussidio; una situazione controversa, dal momento
          che il soccorso giornaliero aveva un carattere alimentare e che non si teneva conto
          che in forza delle mutate condizioni economiche non sempre i datori di lavoro erano
          in grado di assicurare alle donne di servizio lo stesso salario . Il periodo del profu-
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          gato fu problematico anche per le levatrici che, come dipendenti comunali, rimasero
          quasi sempre disoccupate. Amelia Venturini, originaria di Mirano e profuga a S. Vito
          dei Normanni con 6 figli ed il marito invalido, aveva ottenuto dall’amministrazione la


          29  IVSLA, Carte Luzzatti, b. 129, fasc. 3, «Relazione della Commissione incaricata dall’Alto Commis-
             sariato per i profughi di guerra e dalla Direzione Generale della Sanità Pubblica di visitare i vari
             raggruppamenti di profughi esistenti in Napoli e provincia», [maggio 1918].
          30   Il dramma di una madre friulana, «Il Gazzettino», 18 luglio 1918.
          31   I lavori del Convegno. La relazione di Libero Grassi, «Il Corriere dei Profughi», 4 agosto 1918.
          32   Alessandro Camarda - Santo Peli, L’altro esercito. La classe operaia durante la prima guerra mondiale, Fel-
             trinelli, Milano 1980. Sul lavoro femminile durante la Grande Guerra rimando a Simonetta Soldani,
             Donne senza pace. Esperienze di lavoro, di lotta, di vita tra guerra e dopoguerra (1915-1920), in «Annali dell’I-
             stituto “Alcide Cervi”», XIII, 1991, pp. 13-55.
          33   IVSLA, Carte Luzzatti, b. 129, fasc. 3, Bortolo De Col Tana a Prefetto di Belluno, 6 aprile 1918.







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