Page 166 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      166


          davano lavoro anche a donne del luogo. A Pesaro, ad esempio, nel laboratorio per
          merletti e ricami inaugurato nel luglio del ’18 a cura della Croce Rossa Americana per
          dare occupazione a circa 50 profughe veneziane, vennero impiegate anche lavoratrici
          povere e disoccupate, che in gran parte appartenevano a famiglie di richiamati . Nel
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          maggio del 1918, il laboratorio istituito dal Comitato Assistenza Profughi di Nicastro
          per la confezione d’indumenti, contava 75 lavoratrici tra profughe e donne del luogo
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          e chiedeva insistentemente ordinazioni .
             A Firenze vennero istituiti vari laboratori per la fabbricazione di scarpe, e in par-
          ticolare uno dove erano impiegate esclusivamente profughe che chiedevano all’Alto
          commissariato cuoio, macchine ed un sussidio mensile o, in alternativa, delle com-
          messe. La Fondazione Formiggini di Bologna si assunse il compito di aprire un labo-
          ratorio di cucito per le operaie profughe. A Frascati venne istituito un laboratorio per
          la confezione d’indumenti militari che dava lavoro a circa 30 profughe. A Caltanisset-
          ta, in un laboratorio analogo creato dal locale Patronato, trovarono un lavoro remu-
          nerativo 32 profughe, mentre altre vennero impiegate come domestiche. Possibilità
          di lavoro in questo settore vi furono anche in provincia di Palermo . Quasi ovunque
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          erano in ogni caso pochi i macchinari che servivano per la lavorazione:
                […] giacché qui fu bensì istituito per iniziativa ed a spese del Vescovo locale un
                laboratorio per la cittadinanza a cui possono essere ammesse anche le profughe,
                ma viceversa in esso non trovarono occupazione che tre soltanto per deficenza
                di macchine da cucire, non essendo a loro disposizione che una macchina poco
                adatta, per giunta ai lavori per indumenti militari .
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             È interessante rilevare come questo sistema produttivo, redditizio anche dal punto
          di vista economico, fosse però concepito dalle autorità locali come una forma di con-
          trollo sociale e, in un certo senso, anche morale. Il prefetto di Grosseto, ad esempio,
          giudicava il laboratorio per indumenti sorto in città – dove erano impiegate una ventina
          di profughe che guadagnavano dalle 3 alle 3,50 lire al giorno e in più ricevevano il sussi-




          45  Patronato dei Profughi. Pesaro, Relazione sull’opera svolta dal Patronato dal 10 novembre 1917 al 31 maggio
             1919, Pesaro, Società Tipografica “A. Nobili”, 1919, p. 21.
          46  ACS, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alto commissariato per i profughi di guerra (1917-1919) (Alto com-
             missariato), b. 24, fasc. 229, Giuseppe Lo Russo a Alto commissariato, 26 maggio 1918.
          47  ACS, Ministero dell’Interno, Copialettere, Prefetto di Palermo a Ministero dell’Interno, 2 dicembre 1917.
          48  ACS, Comitato parlamentare veneto, fasc. 169, pratica 20299, Presidente del patronato per i profughi di
             guerra in Subiaco a Comitato parlamentare veneto, 8 ottobre 1918.







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